«C’è un’Italia che avanza, diamole fiducia»

RomaGiorgia Meloni, ministro della Gioventù, è l’anima di Atreju, la festa dei giovani del Pdl al via a Roma il 7 settembre, «la più grande manifestazione giovanile d’Italia. Una festa di parte e non di partito, un’occasione per sperimentare, fare incursioni nel campo avversario, esercitare l’irriverenza nei confronti del potere».
Lo slogan è «Fate largo all’Italia che avanza». Cioè quale?
«È l’Italia dei giovani, ma non solo: quella del merito, che combatte l’immobilismo, le caste».
Atreju è anche spettacolo e musica: incuriosisce il concerto di Davide Van de Sfroos...
«Una precisa scelta culturale dar spazio alla musica in dialetto, a dispetto di chi crede che il dialetto divida».
Restiamo alla musica. Cosa ascoltano i giovani di centrodestra?
«Dividere la musica con steccati è un errore. Ad Atreju abbiamo utilizzato come colonna sonora De Gregori e Guccini».
Va bene, ma nel suo ipod c’è...
«Si sorprenderà: i Metallica, i Red Hot Chili Peppers e la Tosca».
Libri: ma niente Tolkien o Ende...
«Negli anni mi ha stupito quanto è piaciuto La versione di Barney di Mordechai Richler sia a chi proveniva da An sia a chi proveniva da Fi».
Tasto dolente. C’è stata la fusione a caldo delle due anime a livello simbolico?
«Chiaro che noi abbiamo messo a disposizione di tutti un patrimonio culturale e simbolico più ampio. Ma anche gli ex Fi hanno contribuito: ad esempio con le loro esperienze negli organismi internazionali e l’attenzione al popolarismo europeo».
Se l’è cavata alla grande. Torniamo al pantheon. Personaggi?
«Steve Jobs ha cambiato il mondo. E ora, da malato, interpreta con grande umiltà il ruolo dell’uomo forte ma impotente di fronte a Dio».
Insomma, basta con il consueto modernariato culturale?
«Guardi, io sono tradizionalista: ma è da pazzi pensare che i giovani possono restare fermi ai riferimenti culturali tramandati loro. E poi noi non abbiamo avuto libretti rossi, ma la libertà mentale di leggere e ascoltare di tutto».