C’è la Juve, Ranieri trema Castellazzi evita la beffa

Adesso la Juve, ma l’Atalanta ha già fatto venir il mal di testa. Inter sudaticcia e malgiusta. Vinte due partita, ha ripreso il passo da lumaca: pareggio stavolta con contorno di mugugni e paure. Due gol in botta e risposta, un rigore inventato dall’arbitro (ma il contrasto fra Chivu e Marilungo poteva ingannare) e parato dal riflesso tempista della gamba di Castellazzi. Ora chi fermerà più i lamentosi tormenti dei nerazzurri di Milano: continuano a subir rigori e buona parte sono ritenuti ingiusti. Visto quello di ieri sera c’è da dar ragione, per altri no. Però intelligenza e grandezza calcistica vorrebbero guardare anche ai problemi: l’Inter continua a faticare, segna poco e ogni tanto si incanta nel sistema difensivo. L’Atalanta ha capito tutto e sfruttato. Bella la nerazzurra che non ti aspetti, preoccupante quella del Triplete che fu.... proprio lontano.
Tutto come previsto, ma fino ad un certo punto. Gli sprinter dell’Atalanta ci hanno subito dato dentro: gas aperto e via. L’Inter ha reagito con l’aria compassata dei forti. Veder filare Speedy “pocket“ Moralez e Schelotto faceva venir i brividi. Ma forza, esperienza e la grinta della gente del centrocampo hanno tenuto l’Inter in rotta e via, via abbassato il numero dei giri del motore dell’Atalanta. Almeno nel primo tempo. Partita vivace e spigliata per tutto il primo tempo. Inter con i soliti pregi (quando si accende Sneijder) e i classici difetti: un po’ lenta, talvolta svagata e incapace di innescare la pericolosità di Milito. L’Atalanta aveva studiato tutto e bene ed ha tenuto botta contrapponendo al facile guizzare di Zarate ai limiti d’area, la voglia di far male della zanzarina Moralez. Sono stati i poli dell’attesa in attesa dei grossi calibri. Più che altro il divertimento è derivato dalla intenzione delle due squadre di proporre gioco e personalità propria, senza farsi travolgere o disarmare da quella altrui. Velocità e rapidità dell’Atalanta hanno tenuto in ansia l’Inter che poi ha preso campo.
Tutto secondo logica e attesa, compresi i gol. L’olandesino ci ha preso con un tiro da lontano, deviato dal tacco di Cigarini. Dopo una decina di minuti, Denis è andato a sventolare il testolone sfruttando una incertezza di Chivu e di Julio Cesar, che poi non ha nemmeno rimesso piede in campo, all’inizio della ripresa, per un problema muscolare all’adduttore sinistro. In realtà nell’occasione del gol bergamasco tutta la difesa ha messo del suo, secondo le migliori tradizioni: incertezza e vaghezza nei posizionamenti.
Squadre imperfette? Per qualche verso, certamente. Ma se l’Atalanta ha conquistato punti e posizioni ed ha dimostrato la bontà sua, l’Inter ha lasciato molto da pensare. Sabato potrebbe ritrovare spicchi di nobiltà contro la Juve, qui ha ansimato e lottato, rischiato anche il raddoppio se, prima Pazzini, poi Milito non si fossero mangiati occasioni come pollastri. Inter più vera nella lena di Stankovic e nella vena di Maicon, due sopra tutti nel provare a cercare di conquistare campo, palla e padronanza della partita.
L’Atalanta non si è mai negata il piacere del contropiede, Schelotto e Moralez sono state frecce. Non era Ranieri che domenica raccontava circa l’importanza di avere due frecce sulle ali? Eccolo servito. Anche se l’episodio finale, quello del rigore assegnato per un non fallo di Chivu su Marilungo, parla a favore dei pianti morattiani. L’arbitro ha visto male, Marilungo è stato furbo, Chivu sempre sul limite del rischio. Poi Castellazzi ci ha messo la gamba giusta, Denis ha tirato da centravanti per caso e l’Inter si è asciugata sudore e rabbie.
Secondo rigore parato da un portiere nerazzurro (l’altro di Julio Cesar davanti ad Hamsik), ennesimo rigore al passivo: ci sta uno scampato pericolo. Ma un campanellino d’allarme squilla: il campionato se ne va.