C’è un litigio tra vicini ogni dieci minuti E la colpa è tutta di Fido

C’è chi non sopporta di essere svegliato nel cuore della notte dall’ululato del cagnolino. E chi proprio non ammette che il gatto del vicino passeggi sul tetto. Senza contare l’insistente cinguettio del canarino che vive al piano di sotto. I motivi sono i più vari. Ma una cosa è certa: le liti condominiali sono sempre più spesso causate da incomprensioni legate alla presenza di animali domestici in casa.
In Italia ne scoppia una ogni dieci minuti, secondo la stima fatta dall’Aidaa, l’Associazione italiana difesa animali e ambiente. E non si tratta di semplici battibecchi, seppure molto animati. Ma di veri e propri contenziosi, che nella maggior parte dei casi finiscono in tribunale.
Gli animali che più spesso fanno discutere sono i cani: più di sei liti su dieci hanno come protagonista proprio l'amico a quattro zampe. Seguono gatti (29 per cento dei casi), pappagalli e altri volatili (3 per cento), conigli (2 per cento), tartarughe e altre specie esotiche (1 per cento).
Tutta colpa della mancanza di regole certe, spiegano dall’Aidaa: «Non esistono ancora norme uniche valide su tutto il territorio nazionale: in ogni condominio, qualunque proprietario dell'immobile da cedere in affitto spesso si regola di sua iniziativa, sia in merito agli spazi destinati a cani e gatti, sia in merito alle condizioni che rendono possibile o meno la presenza degli animali domestici negli spazi comuni».
Capita così che vicini di casa finiscano in tribunale perché il cane ha utilizzato impropriamente l’ascensore. O perché la colonia di felini sfamata dalla gattara di turno invade gli spazi comuni. Il fenomeno è in crescita costante, tanto che allo sportello online dell'associazione si sono rivolte 52.560 persone solo nel corso del 2010, per chiedere una consulenza: l’anno precedente le richieste erano state 37mila. Di queste, ben 4.200 sono finite davanti a un giudice. Anche se nel frattempo sono diminuite le liti degenerate nel ferimento di qualcuno: nel 2010 sono state soltanto 32.
Sono le regioni del Nord quelle dove si discute più animatamente: in testa la Lombardia. Seguono Piemonte, Sicilia, Toscana, Lazio ed Emilia Romagna. Fra le città, la palma della più litigiosa va a Milano, seguita da Bologna, Roma, Torino e Firenze.
«Le parole d’ordine dovrebbero essere rispetto e tolleranza - proseguono dall’associazione -. E questo sia da parte del proprietario dell'animale, che deve educarlo a non infastidire i vicini, sia da parte dei condomini tutti, che non devono certo pretendere che il cane del vicino non abbai mai o che il gatto non miagoli. Quasi mai tuttavia tolleranza e rispetto hanno la meglio, visto che si finisce sempre più spesso per litigare animatamente o andare addirittura in tribunale».
Non sono però sempre e solo gli animali a far discutere, qualche volta i piccoli amici sono solo una scusa. «Abbiamo notato che in fase di conciliazione spesso emergono antichi dissapori fra le famiglie contendenti - conferma Lorenzo Croce, presidente del Tribunale degli animali -. Così abbiamo capito che spesso gli animali altro non sono che pretesti per fare discussione».
Ciò non toglie che il fenomeno sia sempre più allarmante: «Dopo tre anni di trend negativo, le liti hanno ripreso ad aumentare - prosegue -. Quello che ci preoccupa è che molto spesso gli animali al centro del contenzioso vengono allontanati. E qualche volta la lite termina con l'abbandono del cane o del gatto». Che però non hanno alcuna colpa. «È ovvio che se si tiene in casa un cane enorme o lo si lascia tutto il giorno da solo il rischio che abbai tutto il giorno è alto - conclude Croce -. Per questo consigliamo sempre di affidarsi a un dog sitter, almeno per un paio di ore nel corso della giornata».
Ci sono poi casi limite, come quello di due piccole cavie di Rho che hanno dovuto traslocare. La proprietaria di un appartamento al piano di sotto non sopportava più il rumore delle zampette sul pavimento. E allora i roditori, dopo la separazione dei padroni, hanno seguito la loro proprietaria in una villetta. Nella quale adesso possono scorazzare in santa pace.