«C’è del marcio nelle coop e nella magistratura»

Adalberto Signore

da Roma

A tutto campo. Dalle prime ore della mattina a Omnibus, contenitore informativo di «La7», fino alle ultime della sera, quando negli studi di Liberi tutti registra il talk show condotto da Irene Pivetti su «Rete4». Spaziando dalla «magistratura ideologizzata» al sistema delle cooperative, dai corrispondenti italiani della stampa estera che hanno una «posizione preconcetta» a Romano Prodi e Pier Ferdinando Casini. Il tutto condito da una sequela di citazioni, cinematografiche e non. Dall’Amleto di William Shakespeare fino a due celebri film, anche se per motivi opposti. Prima L’ultima minaccia, famosa pellicola del 1952 in cui Humphrey Bogart nei panni del giornalista idealista Ed Hutchinson risponde a un boss della mafia sfoderando una delle battute più riuscite della storia del cinema: «È la stampa, bellezza. E tu non ci puoi fare niente» (che per l’occasione è diventato «è la proporzionale, bellezza»). Poi l’omaggio alla celebre saga del trash anni Ottanta che ha avuto per protagonisti Tomas Milian (nei panni del «Monnezza») e Franco Lechner, in arte Bombolo, compianto caratterista romano. Per spiegare l’astio della stampa estera nei suoi confronti, infatti, il premier ricorre a un celebre detto che in più di un film Bombolo rivolge al commissario Girardi: «Se ti dico de sì me meni, se te dico de no me meni. Allora dimme che me voi menà...».
«C’è del marcio». Il presidente del Consiglio torna ancora una volta sulla questione giudici e cooperative. E lo fa parafrasando l’Amleto: «C’è del marcio in questa magistratura, c’è del marcio in questo sistema delle cooperative, c’è del marcio in questo modo di fare politica». La tesi è sempre la stessa: «Il problema non sono io che attacco i Pm, il problema è la sinistra che se ne serve e per premiarli li candida in Italia e in Europa». Questo «è inaccettabile». Inaccettabile che «gran parte della magistratura sia ideologizzata» come «la corrente Magistratura democratica, che si è costituita in corporazione, per la quale un giudice deve avere un’impostazione politica». E ancora una volta Berlusconi tira in ballo il capogruppo dei Ds alla Camera. Luciano Violante, dice, è «un ex Pm estremamente ideologizzato» ed è stato «regista di molte operazioni, soprattutto della procura siciliana». E poi c’è il caso di Gerardo D’Ambrosio (probabile candidato dell’Unione), «regista insieme a Borrelli di tutto ciò che si è fatto, eliminando dalla scena politica cinque partiti». Quindi torna sulla separazione delle carriere tra giudici e Pm: «Solo quando saremo arrivati a questo avremo una giustizia degna di un Paese democratico». Come pure la responsabilità patrimoniale dei magistrati sarebbe «un altro concetto di civiltà».
«I dati per tabulas». Anche sui rapporti tra cooperative rosse e criminalità organizzata la posizione del premier non cambia. «I dati sono per tabulas, sono nelle carte», dice riferendosi ai documenti di un processo a Napoli «finito in prescrizione per responsabilità dei giudici». Da quei documenti, insomma, il finanziamento delle coop da parte della camorra «è indiscutibile». E aggiunge: «Di condanne su connivenze tra organizzazioni della criminalità organizzata e cooperative ce ne sono diverse».
«La proporzionale, bellezza». E le perplessità espresse da Casini sul j’accuse del premier contro la «magistratura rossa»? La risposta è lapidaria: «È la proporzionale bellezza». Insomma, con la nuova legge elettorale «ciascuno cerca di portare voti alla propria forza politica». «Ma io - aggiunge polemico Berlusconi - a differenza di Casini non ho mai detto mezza parola di critica velata a Casini o agli altri alleati.».
Sondaggi e sorpassi. Secondo il premier, poi, quel distacco di 1,8 punti dall’Unione di cui parlava fino a qualche giorno fa si sarebbe ormai azzerato. «Abbiamo dei sondaggi recenti di questa settimana - dice - in cui io sono molto avanti rispetto a Prodi». E quindi Berlusconi è «sereno», perché «se non c’è già oggi il sorpasso ci sarà dopodomani». Anzi, «lo avremo fra 15 giorni». Ma perché, allora, tutte o quasi le rilevazioni di queste settimane continuano a dare un distacco di quattro o cinque punti? Perché, spiega il presidente del Consiglio, «questi sondaggisti sono utilizzati dalla sinistra che influisce sulle loro aziende per dimostrare che l’Unione è avanti mentre siamo in parità». Insomma, «ci deve essere un sindacato dei sondaggisti: è impossibile che nonostante lavorino su campioni tanto diversi i loro dati si discostino non più di un punto».
Prodi e la Rosa nel pugno. Il premier, poi, punzecchia ancora una volta il leader del centrosinistra. L’Unione, spiega, «ha paura che Berlusconi parli agli italiani, ma io ne ho diritto. E Prodi? «C’è solo una trasmissione dove può andare - risponde sarcastico - ed è Chi l’ha visto ». «Evidentemente la paura può fare 90...», aggiunge prima di chiedersi ancora «ma dov’è?». Poi, durante la registrazione di un’intervista con Benedetto Della Vedova per la trasmissione Catallassi (in onda oggi alle 10.30 su «Radio Radicale»), lancia una sorta di critica-appello a Pannella e alla Bonino. «Marco, Emma - dice Berlusconi - ma cosa fate lì? Guardatevi allo specchio, il vostro posto è qui, tornate qui».
L’inappellabilità. Nel tardo pomeriggio Berlusconi interviene alla Conferenza programmatica dei Repubblicani italiani («mi sento un lamalfiano») e ribadisce che la legge sull’inappellabilità «riusciremo a farla», come quella «sulle intercettazioni». E al direttore de La Stampa Giulio Anselmi che a Omnibus gli chiede se il provvedimento lo possa riguardare direttamente il premier risponde di sì. «A Milano - spiega - c’è un processo d’appello che tuttavia è chiarissimo. Sono stato assolto in primo grado per non aver commesso il fatto. I fatti sono così chiari che non c’è alcuna possibilità che il verdetto possa essere cambiato».
Il programma. Berlusconi delinea poi alcuni punti del nuovo programma con cui la Casa delle libertà si presenterà alle elezioni. E punta su continuare «il lavoro di questi cinque anni» con la creazione «di un altro milione di posti di lavoro» e «l’innalzamento delle pensioni minime a 800 euro». Sulla vertenza Alitalia è laconico: «Farò di tutto per salvarla ma tagliando i privilegi».
Aspettando il Senatùr. Registrando Liberi tutti di Irene Pivetti che va in onda oggi il premier confessa che gli manca «il sostegno di Bossi. Spero possa tornare a darmi una grande mano come ha fatto finora».
Un posto per Mike. Sempre durante Liberi tutti va in onda l’incoronazione di Mike Bongiorno a senatore, in collegamento telefonico con la trasmissione. «Lei lo candiderebbe?» chiede la Pivetti al premier. E Berlusconi: «Deve chiederlo a lui». Al che il popolare presentatore si schermisce: «Non so di che cosa si tratta. Dovremmo parlarne in privato. Io sono sempre a disposizione». E Berlusconi: «Allora ne parleremo in privato. La saluto con molto affetto, caro senatore».
Forza Italia. La macchina elettorale azzurra, intanto, lavora a pieno regime. Ieri è stata presentata a Berlusconi una versione del simbolo con la scritta «Forza Italia» nella parta alta e quella «Berlusconi presidente» più in basso. Il premier, però, non sarebbe del tutto convinto e avrebbe chiesto ai suoi una nuova bozza.