C’è Milan-Juve, ma è il Trofeo della nostalgia

Milan-Juventus, a San Siro, puntuale come il rientro dalle vacanze. Trofeo Luigi Berlusconi, storia antica di un football che tenta di essere tale ma deve fare i conti con la crisi, con una realtà che non è più quella della “belle epoque”. La joint venture tra i due club sembra storia antichissima, un milione di euro era l’ingaggio del tempo, il Meazza si apriva come la Scala per scoprire, sapere, sognare. Oggi il Milan ha il freno a mano tirato, la Juventus spende per spendere, i tifosi mormorano, hanno capito quale sia il giro del fumo, non si fidano, guardano con invidia e gelosia gli altri di Milano, gli interisti e quello che era il trofeo delle vedettes gaudenti sembra diventato l’appuntamento dei pensionati ai giardini pubblici.
Eppure stasera allo stadio Meazza si va a vedere come davvero stanno le due a una settimana dall’avvio ufficiale delle danze. Del Milan qualcosa si sa, non tutto, il solito Pato in mutua, qualche sussurro dai giovani virgulti, Merkel su tutti, pendolino e tarocchi per sapere quale possa essere il colpo di mercato: Ibrahimovic? E’ finito il tempo delle vacanze rossonere, il fair play finanziario non è soltanto uno slogan dell’Uefa, è un dovere di tutti i club e il Milan ha giocato di anticipo, anche se una grande fetta dei suoi tifosi non ha recepito il messaggio.
Della Juventus molto si sa ma, al tempo stesso, è tutto da capire e scoprire. Una campagna acquisti polverosa, molte ali destre, come si diceva una volta quando il calcio era una cosa semplice anche nel linguaggio, la Juventus cerca di dare un significato ai suoi attaccanti, Amauri su tutti privo di supporto dagli esterni per una stagione intera, così come Trezeguet. Non si hanno notizie di Iaquinta il cui caso dovrà essere affrontato e risolto prossimamente. Il centrocampo juventino è una sala di attesa, Sissoko, Melo, Marchisio, Aquilani, sempre che qualcuno non consideri tali Martinez e Krasic. Delneri dovrà scegliere ma resta l’impressione che alcuni dei succitati dipendenti siano preziosi e decisivi in una squadra di categoria, ma in una formazione di pretese e di ambizioni possano rischiare di fare casino e basta, di sovrapporsi, di scombinare il gioco. E dunque il lavoro di Delneri sarà determinante, come quello della società che è già intervenuta per gestire le cafonate di Amauri. Stasera il popolo del Meazza non vedrà la Juventus titolare, tra quattro giorni c’è il ritorno dell’Euroleague e dunque Delneri non rischia, applica il famoso turn over, paroline che servono a dire “giocano le riserve”, anzi gli altri, altrimenti i professionisti del quattrotretre, ma soprattutto del sette e quaranta, si offendono. Buon divertimento.