C’è molto nel mondo

C’è molto nel mondo che non muore
E molto che vive per perire,
Che sorge e cade, sboccia per appassire.
Il sole di stagione, che dovrebbe conoscere il tramonto
Fino al secondo della buia venuta
La morte avvista e vede con terrore
Nel fluido cielo la costola d’un cancro.
Ma noi, rinchiusi nelle case del cervello,
Rimuginiamo su ogni pianta di serra
Che sputi intorno le sue foglie senza linfa,
E sorvegliamo la mano del tempo che in eterno
Scandisce il mondo,
Chiusi nel manicomio imploriamo di respirare aria fresca.
C’è molto che nel mondo che muore;
Il tempo non guarisce né risuscita;
Eppure, pazzi di sangue giovane o macchiati dagli anni,
Siamo ancora restii a rinunciare a ciò che resta,
Sentendo sul capo il vento che non rinfresca
E sulle labbra l’arida bocca della pioggia.

Da Poesie inedite (Einaudi, 1980,
a cura di Ariodante Marianni)