C’è una nemesi tecnica nei rovesci di Todt e delle Rosse

E siste incontestabilmente una sorta di nemesi tecnica contro la Ferrari. Probabilmente, contro il suo «numero uno», Jean Todt - il presidente, lasciamolo perdere... - colpevole di aver contribuito a ridurre la Formula 1 a questo strazio. Sì, perché con tutto il carisma di una Ferrari che votava contro queste qualifiche iniquamente sciocche, contro il 110%, contro i motori pauperistici e targati «-10 posti», contro il muletto, eccetera, la Fia non avrebbe commesso tante nefandezze. Quindi, Monsieur Todt, che, per altri versi, ha molti pregi e merita la massima stima, deve essere punito dallo sport.
Comunque, al di fuori di quella nemesi, bisogna osservare che le scelte tecniche per le gomme e per le strategie non sono più quelle d'un tempo. Certo, la Bridgestone, che tanto ha speso per emergere nelle moto, non ha finora compiuto in Formula 1 tutti quei progressi che ci si aspettava. E poi, anche con il nuovo materiale di Melbourne, è rimasta pragmatica. Pur sapendo che le temperature sarebbero state veramente autunnali, non si è spinta alla massima sofficità delle Michelin. Eppure, anche con il suo «range» conservativo, qualcosa di buono ha offerto, vedi la Toyota del minore degli Schumacher, oltre alle Williams. E quindi è stata la Ferrari a non approfittarne sino in fondo; né ha avuto alcun vantaggio da un primo «stint» addirittura al 44%, contro il 32% di Montoya, il 33% dello stesso Ralf e di Button, il 35% di Alonso e il 37% di Raikkonen. L'entrata rapida in temperatura è tipica delle mescole più tenere. L'esame dei tempi sul giro, nelle fasi di corsa meno disturbate dagli incidenti, è sconcertante: Schumi terzo assoluto, dopo il primo rifornimento, con gomme nuove, ma con vettura pesante, a meno di 2 decimi dal primato conclusivo di Raikkonen, e poi peggio del fratellino Ralf, a pari Bridgestone. E le velocità di punta? Sempre Schumi, con 1-4 kmh più dei migliori. Per poi andare a sbattere, in un inseguimento impossibile. C'è da rifletterci.