Cè non si scusa e Formigoni lo sospende

Chiara Campo

Guai a chiamarlo ancora temporale estivo. Il governatore Roberto Formigoni ha sospeso dalle sue funzioni l’assessore alla Sanità Alessandro Cè, e la tempesta ora rischia di abbattersi sul Pirellone. Decisione assunta ieri sera per «facilitare la necessaria e serena riflessione da parte dell’assessore e giungere a ristabilire quel clima di fiducia e di leale collaborazione fra tutti che permetta alla giunta di svolgere con serietà, efficacia e compattezza il proprio lavoro nei confronti di tutti i cittadini». Lo scontro Formigoni-Cè era montato all’inizio di agosto, innescato da dichiarazioni - mai smentite - alla stampa dell’assessore contro il presidente lombardo, e «fomentato» da articoli sul quotidiano voce del carroccio, La Padania. Il governatore poi non ha digerito la conclusione a tarallucci e vino della vicenda disegnata dal senatur Umberto Bossi, domenica sera a Gemonio: «È un temporale estivo - aveva detto -, si sistemeranno da soli, sono abbastanza grandi tutti e due».
Che la tensione fosse alle stelle lo testimonia la nota fatta circolare dalla presidenza della Regione ieri pomeriggio, prima che in via Bellerio si riunisse il vertice leghista, con Bossi, i ministri Roberto Maroni, Roberto Castelli, Roberto Calderoli, il segretario lombardo Giancarlo Giorgetti e il capogruppo del consiglio lombardo Massimo Zanello. «Il problema di cui si parla in Regione - risposta piccata di Formigoni alle dichiarazioni di Bossi - non è per nulla riconducibile nei termini di un’intemperanza caratteriale di un assessore, che pure esiste». Non lo si faccia passare insomma per un bisticcio tra grandi. «Ricordiamo - proseguiva la nota - che ciascun assessore è nominato direttamente dal presidente della Regione sulla base di un rapporto fiduciario, ed è proprio questa fiducia che è stata spezzata dai comportamenti e dalla dichiarazioni dell’assessore Cè». Poi, l’ultima chance al consiglio federale che stava per riunirsi: «Un rapporto di fiducia può essere ricostituito, e può non esserlo, non sulla base di rinvii, reticenze o espressioni accomodanti, ma solo attraverso gesti inequivocabili che a questo punto diventano urgenti». Ma da via Bellerio non è uscita alcuna risposta alle pretese del governatore, e la rabbia è montata ulteriormente. «Del problema - ha dichiarato uscendo Zanello - si è fatto carico Bossi, e Bossi ha già parlato. La situazione per noi è risolta». Lasciando intendere, peraltro, che la vicenda non fosse particolarmente preoccupante per i vertici del Carroccio: «Ne abbiamo parlato solo alla fine - spiega -, Giorgetti ha ricordato che c’era anche la questione Cè-Formigoni aperta, e Bossi ha affermato che ci avrebbe pensato lui». Sottovalutazione del caso che Formigoni ha riportato in serata, con la sospensione di Cè, alle sue reali - e pesanti - proporzioni.
«Prendiamo atto della decisione di Formigoni serenamente - ha affermato il segretario lombardo Giorgetti -, dato che è una prerogativa del presidente avocare le deleghe. Ma il governo della Regione è un governo politico, espressione dei partiti che, e adesso di impone una serena verifica della coalizione. Verifica che era già programmata e che ora diventa urgente». Per gli sviluppi della vicenda, bisognerà attendere anche l’incontro tra Bossi e il premier Silvio Berlusconi, previsto probabilmente già domani.