C'è più analisi preventiva sui donatori

Voglia di normalità, di ridere e di godere di ogni attimo della quotidianità, di ogni respiro. Sono queste le priorità dei tre protagonisti della mostra fotografica di Massimo Mastrolillo, promossa da Walce Onlus (Women Against Lung Cancer in Europe-Donne contro il tumore al polmone in Europa) allestita in collaborazione con AstraZeneca (azienda impegnata a potenziare l'efficacia terapeutica di molecole destinate anche al trattamento di malattie dell'apparato respiratorio) e prossimamente esposta all'Ospedale San Luigi Gonzaga di Orbassano (Torino). I venti scatti di Piccoli Respiri di Normalità (anche on line su: www.womenagainstlungcancer.eu), riprendono semplici momenti nell'esistenza di tre persone malate di tumore al polmone, Barbara, Daniela e Denis, che si rendono testimoni di un messaggio positivo: occorre avere fiducia, perché si può convivere e affrontare con coraggio anche una malattia «big killer» che uccide una persona ogni trenta secondi. La Coalizione Globale contro il Cancro del Polmone ha consacrato novembre come il mese di sensibilizzazione mondiale sul tumore del polmone: «I pazienti sono coinvolti direttamente e sono i protagonisti della mostra fotografica - racconta la dottoressa Silvia Novello, presidente di Walce -. La chiave per migliorare la qualità di vita dei malati e dei famigliari è la consapevolezza. Permette d'affrontare meglio il tumore, d'avere meno paura della malattia e delle terapie».
Ogni anno vengono diagnosticati un milione e 300mila nuovi casi di tumore al polmone, causa principale di morte per cancro nel mondo. In Italia, addirittura, la malattia rappresenta la prima causa di decesso oncologico negli uomini e la seconda nelle donne. I due principali tipi di tumore al polmone, ovvero quello non a piccole cellule che interessa l'85% dei casi (Non Small Cell Lung Cancer, Nsclc) e quello più raro a piccole cellule (Small Cell Lung Cancer, Sclc) sono causati per il 90% dal fumo, ma anche dall'inquinamento, dall'esposizione a sostanze cancerogene e anche dal fumo passivo; ecco perché si tratta di un tumore che raramente colpisce persone d'età inferiore ai 45 anni.
Scienza, ricerca e tecnologia, in questi anni, hanno fatto passi da gigante e, se diagnosticata in tempo, nonostante si tratti anche di una malattia subdola (con sintomi non specifici) si potrebbe sopravvivere senza una progressione della malattia. Da due anni, infatti, con la terapia molecolare, la lotta contro il tumore al polmone ha cambiato registro. Il carcinoma polmonare non a piccole cellule può essere arginato grazie al Gefitinib, la prima monoterapia orale a bersaglio molecolare che va ad agire sui pazienti che presentano la mutazione molecolare. Il successo della terapia che, rispetto a un trattamento chemioterapico (che colpisce indiscriminatamente cellule tumorali e sane), riduce notevolmente gli effetti collaterali, si evidenzia grazie al netto aumento (dal 20-30% fino all'80%) della risposta tumorale. Sono già più di 2.500 i pazienti trattati con Gefitinib, che hanno ripreso in mano la loro vita migliorandone la qualità. Tuttavia, ancora non tutti i centri italiani hanno la disponibilità per eseguire il test di biologia molecolare. La sfida è proprio quella di rendere la diagnostica della mutazione del recettore Egrf alla portata della maggior parte della popolazione.