«C’è un piano delle toghe per boicottare il governo»

Non sopportano «il primato della rappresentanza parlamentare»

Roma«Quella della Procura di Siracusa per mettere sotto inchiesta i militari che hanno respinto i barconi dei clandestini non è l’iniziativa di un singolo, fa parte di un’azione coordinata su basi ideologiche, per boicottare le leggi sull’immigrazione».
È una protesta quella di Alfredo Mantovano. E il sottosegretario all’Interno chiede che le forze politiche prendano posizione in parlamento su quanto sta facendo la magistratura per «ostacolare» l’applicazione delle nuove norme di contrasto agli sbarchi di clandestini.
Perché, onorevole, lei parla di un’azione coordinata?
«Perché non è nuovo questo tentativo di una parte della magistratura di disapplicare le norme sull’immigrazione volute dal governo. È successo già nel 2002-2003, contro la Bossi-Fini e qualcosa di simile si sta verificando adesso contro le regole del pacchetto sicurezza».
Che cosa successe sette anni fa?
«Una sorta di boicottaggio organizzato in piena regola, con ben 800 ordinanze in pochi mesi, di giudici che ricorrevano alla Corte costituzionale contro la Bossi Fini. Una valanga. È assolutamente normale che un magistrato sollevi le sue obiezioni sulle norme di fronte alla Consulta. È anormale, però, che avvenga con certi numeri e con certe modalità. È soprattutto anomalo che questo tipo di intervento sia stato concordato su base correntizia, da una parte dei magistrati».
Lei vuol dire che era un piano organizzato? Come andarono le cose?
«Appena cinque mesi dopo l’entrata in vigore della Bossi-Fini si è tenuto un Congresso della corrente di sinistra delle toghe, Magistratura democratica, e l’allora segretario Claudio Castelli, dopo aver detto tutto il male possibile della legge, teorizzò appunto un forma di boicottaggio. Contestò, sono parole sue, “il primato della rappresentanza politico-parlamentare come tale” e il fatto “che tutto il resto debba in un modo o nell’altro obbedire alle regole della maggioranza”. Peccato, che queste siano le regole della democrazia. Ma nell’ottica di parte di certi magistrati il rinvio di una legge alla Consulta non serve ad esprimere legittimi dubbi su di essa, bensì a bloccarne l’applicazione».
Perché dice che ora questa storia si sta ripetendo?
«Anche stavolta, prima si teorizza il boicottaggio della legge e poi si applica. Basta ricordare che l’11-12 settembre c’è stato il convegno a Lampedusa delle due correnti di sinistra delle toghe: Magistratura democratica e Movimento per la Giustizia. La scelta del luogo si è rivelata intempestiva, perché gli organizzatori si sono ritrovati in un’isola inaspettatamente vuota di immigrati, visto che gli accordi con la Libia funzionavano da mesi. Ma non per questo hanno rinunciato allo studio delle norme del pacchetto-sicurezza sui clandestini e alle proposte dei modi per non applicarle. Il documento finale del convegno tracciava delle linee-guida sul problema immigrazione alternative a quelle del governo. Cosa normale se viene da una forza politica, ma non se viene da correnti della magistratura, che parlano di operazioni illegali nel Canale di Sicilia».
Perché illegali?
«Appunto, perché? Visto che il tribunale di Milano ha archiviato accuse contro il ministro dell’Interno Maroni proprio su questo, dicendo che le operazioni erano perfettamente in linea con la legge».
Contro la quale sono arrivate però molte eccezioni di costituzionalità...
«E non solo. Come voi avete ricordato, la Procura di Siracusa si è attivata anche con inchieste, violando norme di competenza territoriale e accordi internazionali. Che c’entra, infatti, Siracusa con le acque di fronte alla Libia? E poi dalla Procura è partita la circolare per spiegare ai giudici come fare i ricorsi alla Consulta e stimolarne l’azione. Qui siamo oltre i confini di azioni giuridiche individuali, siamo alla manovra collettiva».
E chi dovrebbe intervenire, per lei?
«Per le dimensioni di questo vero e proprio atto di boicottaggio della legge ci vorrebbe una discussione in parlamento per esaminare gli atti e far prendere posizione alle forze politiche. C’è un’anomalia del sistema».
In che senso?
«Quando si tratta di sicurezza, l’intero sistema funziona se ognuno svolge il proprio compito, ma basta che uno solo non lo faccia perché tutto si blocchi. I giudici sono chiamati ad applicare la legge e, in base alla Costituzione, possono solo ricorrere alla Consulta se hanno dubbi. Ben diversa è una collettiva contestazione di tutti i reati sull’immigrazione».
Se c’è qualcosa che non va nell’azione dei magistrati, si muoveranno il ministero, il Csm...
«Il ministro della Giustizia e procuratore generale della Cassazione possono iniziare un’azione disciplinare, ma confido poco nel Csm, finché la sezione disciplinare non sarà separata, come in tanti chiedono da destra e sinistra».