«C’è un piano per portare violenza in tutta Italia»

Il premier: dialogo con gli enti locali, il progetto va bene e l’opera va fatta

Emanuela Fontana

da Roma

La protesta è cavalcata a strumentalizzata. Non c’è più la perplessità e il fastidio della gente della Val di Susa. Esiste una strategia che va al di là dei malumori locali, tesa a far esplodere il conflitto sociale in altre zone d’Italia, ad accendere la miccia per infiammare nuove situazioni di disagio. È l’analisi del governo al termine di un incontro ristretto tra il premier Silvio Berlusconi, il sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni Letta e il ministro dell’Interno Beppe Pisanu. Un vertice a tre per fare il punto sulle tensioni della Val di Susa all’indomani dello sgombero notturno delle forze dell’ordine, nel pieno delle polemiche che imperversano sul fronte dell’opposizione.
Il governo ha deciso dunque di scindere la strategia: dialogo con chi vuole discutere, con l’istituzione di un Osservatorio per la val di Susa, e polso di ferro con gli organizzatori «politici» sul campo. Perché le trame di chi guida la protesta sarebbero quelle di «esportare» la protesta anti-Tav, forse tentare di ricreare in Italia il fuoco delle banlieue francesi: «Gruppi dell’estrema sinistra, dell’area antagonista e dell’anarco-insurrezionalismo - recita una nota di Palazzo Chigi diffusa al termine dell’incontro - stanno tentando di estendere i disordini della Val di Susa a Torino, Roma, a Milano, ad altre diverse città. Il governo è fermamente deciso a contrastare questo disegno, che non ha nulla a che spartire con la protesta pacifica della valle».
Questo sul fronte dell’ordine pubblico. Prosegue invece il dialogo con le autorità locali: «Ripristinate le condizioni minime di legalità nei cantieri della Tav - si aggiunge nella nota di palazzo Chigi - spetta ora ai componenti dei ministeri della Salute, dell’Ambiente e delle Infrastrutture riprendere, assieme alla Regione Piemonte, il dialogo con le istituzioni locali e dare corso a iniziative già indicate dal consiglio dei ministri». Infatti Berlusconi ha convocato subito dopo un incontro per discutere nel merito di questi accordi. Pisanu invece ha chiamato a rapporto i vertici di Arma dei carabinieri, polizia e Sisde.
Nel vertice di maggioranza di ieri sera, Berlusconi ha ribadito che l’opera va realizzata, invitando a cercare il dialogo per spiegare che il progetto è ragionevole e sono state fatte tutte le verifiche ambientali.
La protesta anti-Tav sembra essere preludio di altre manifestazioni in varie città italiane. Ieri in un messaggio sul sito vicino al movimento no-global indymedia si proponeva di mobilitarsi «sul serio in ogni città» ed arrivare a creare una manifestazione a livello nazionale. Il 17 dicembre a Venezia si organizzerà una fiaccolata «no-Mose» sullo stile della protesta della Val di Susa («fonte di tanti soldi paragonabile alla Tav»). Mentre da Bologna si propone di unirsi alle manifestazioni («organizziamoci»). Un presidio «in solidarietà attiva con la Val di Susa in lotta» si è svolto davanti alla stazione di Rovereto, il 18 dicembre è stato organizzato un corteo «NoTav» a Ravenna contro l’alta velocità e «contro la ditta appaltatrice Cmc», da Milano si sta tentando di organizzare pullman per la Val di Susa mentre ieri è andato in scena un altro presidio a Genova.
Nel pomeriggio a Palazzo Chigi si è svolta una nuova riunione, questa volta con i ministri e i tecnici dei dicasteri di Ambiente, Infrastrutture e Salute. L’Osservatorio già istituito dal Consiglio dei ministri è stato allargato a «ministeri competenti, Regione, Comuni, Provincia e Comunità montane delle zone interessate». La responsabilità dell’Osservatorio sarà affidata «a una personalità di alto profilo professionale e tecnico che, in collaborazione con il coordinatore europeo del Corridoio 5, Loyola de Palacio, assumerà tutte le iniziative necessarie per avviare rapidamente i confronti e dare risposta ai dubbi e alle preoccupazioni delle popolazioni locali».
L’osservatorio «prenderà in considerazione queste preoccupazioni - spiega il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano - ma senza venir meno ai lavori per un’opera voluta da 15 anni, rispetto alla quale l’accordo era stato condiviso eccetto che dalla sinistra estrema, a differenza per altro dei colleghi Verdi d’Oltralpe che la appoggiano».