C’è un po’ di McLaren nella Ferrari della grande rincorsa

Benny Casadei Lucchi

La Ferrari d’Arabia luccica di speranze come si conviene a chi è stato grandissimo e d’un tratto si ritrova piccolo, e luccica di mistero come si conviene a chi ha scelto, per ritrovare la strada, il circuito nel deserto voluto dagli sceicchi del Bahrein. Non c’è la stella cometa a indicare la via, bensì le proiezioni dei computer, i disegni degli ingegneri, le mescole delle gomme e l’affidabilità del nuovo motore come da regolamento a otto anziché dieci cilindri, 2400 cc anziché 3000. Una rivoluzione.
Da sabato a ieri i due collaudatori, Luca Badoer e Marc Gené, hanno dato l’anima a Sakhir, il circuito in mezzo alla sabbia a cinquanta chilometri da Manama, capitale del Bahrein: per loro una missione da Lawrence d’Arabia un po’ rampanti e un po’ rossi per trovare al caldo la cura alle sofferenze maranelliane dell’ultimo anno. Missione difficile, non impossibile: tanto più che da qualche settimana il Consiglio mondiale della F1 ha ratificato il ritorno alle qualifiche giocate su più giri e al cambio gomme, cose che piacevano molto a kaiser Schumi, al muretto della Rossa e alla stessa Bridgestone che aveva regalato alla Ferrari una marcia in più proprio grazie alle mescole capaci di sparare tempi capogiro nei mini gran premi in cui fino al 2004 erano state divise le corse. Anche per questo, seppur con tutti i se e i ma del caso, è oggi possibile azzardare come sarà il Cavallino d’Oriente, sperando non si riveli un cammello.
Il primo responso della pista nel deserto vale doppio: perché proprio da qui, il 12 marzo, scatterà il mondiale 2006 e perché le Bridgestone avevano bisogno di assaggiare subito piste calde, quelle dove in passato avevano registrato i problemi maggiori. Per questo la Ferrari è soddisfatta: nella quattro giorni nel deserto è stato completato un long run (1400 km) per testare l’affidabilità del nuovo motore ed è stato effettuato il primo, serio, collaudo delle gomme alla luce delle norme reintrodotte (appunto i pit stop e la possibilità di sostuirle). Al momento, a Maranello i tecnici stanno lavorando soprattutto sulla ricerca della potenza ancora mancante (il propulsore ha raggiunto i 700 cv, ne mancherebbero all’appello una quarantina). Durante il tour de force di test programmato dalla Rossa (previsto il ritorno in Bahrein a gennaio, oltre a nuove prove a Valencia a fine novembre e a Jerez in dicembre) probabile anche il rientro anticipato dalle vacanze dello stesso Schumi. Perché non c’è voglia di sbagliare di nuovo, perché lo schiaffo ha fatto male.
Mentre nelle attuali prove girano e gireranno macchine ibride, monoposto 2005 adattate di volta in volta alle sperimentazioni in chiave 2006, la nuova monoposto - all’insegna della tradizione dovrebbe chiamarsi F2006 - vedrà la luce entro fine dicembre. Per metà gennaio dovrebbe essere pronto il secondo telaio, entro fine mese la presentazione ufficiale. Obiettivo: fare un altro test, sempre in Bahrein, in gennaio. Come sarà la nuova Rossa? Con ogni probabilità (si veda il disegno) ci troveremo di fronte a una vettura che non stravolge la tradizione degli ultimi anni, ma che ovviamente si adatterà alle nuove norme. Per cui il motore più piccolo e leggero permetterà d’intervenire sul retrotreno con radiatori meno ingombranti e quindi una linea più filante. Proprio sul posteriore, zona sospensioni, ci saranno i maggiori interventi nascosti e no, per ridurre la rigidità che tanti problemi ha causato nel 2005 quando si trattava di scaricare a terra la potenza. È invece sull’avantreno che la nuova Rossa dovrebbe assumere forme che ricordano la McLaren Mp4-20 che tanto bene ha fatto quest’anno. Per esempio, il muso sarà più spiovente e con una sezione più larga; probabile anche l’abolizione della classica chiglia come punto d’attacco dei braccetti dei triangoli delle sospensioni, sostituita dall’ancoraggio agli spigoli inferiori della scocca. L’obiettivo è quello di ottimizzare il flusso d’aria e lo sfruttamento delle gomme Bridgestone.
Sarà cammello o Cavallino? La F2006 sarà rampante e non avrà gobbe. Perchè l’umiliazione 2005 è stata grande e cocente visto che più di una volta gli uomini in Rosso hanno sottolineato che neppure nei sogni peggiori avrebbero immaginato di passare dai trionfi a raffica a una stagione così fallimentare; perchè la voglia di rivincita è tanta; perchè il progetto mandato avanti con largo anticipo (l’anno scorso la F2005 venne invece schierata proprio in Bahrein un mese dopo l’inizio del campionato) e il cambio regolamentare che ha resuscitato il cambio gomme caro alla Bridgestone non hanno l’aria di una stella cometa, ma un poco ci assomigliano.