C’è posta (d’amore) per Cechov

Carlo Cecchi porta in scena il «Tartufo», acre parabola dell’ipocrisia umana. In scena con Cecchi anche Valerio Binasco e Licia Maglietta

Un uomo, una donna, un grande amore. E il teatro, fuoco che li divora ma anche linfa li che rigenera. Per il secondo anno consecutivo, da questa sera il teatro La Cometa ospita Una storia d’amore, pièce diretta da Nora Venturini interpretata da Giulio Scarpati e Lorenza Indovina, basata sul ricco epistolario (400 lettere) di due innamorati famosi: lo scrittore Anton Cechov e l’attrice Olga Knipper. Affettuosa amicizia che si trasformerà prima in relazione appassionata e poi in ménage coniugale interrotto solo dalla morte dell’autore, avvenuta nel 1904 durante un viaggio in Germania. Sullo sfondo della struggente love story, le quinte riverberano i fermenti del teatro russo di Stanislavskij, i soggiorni in campagna di Cechov (affetto da tisi) e le tournée della Knipper (conosciuta in occasione dei trionfi de Il Gabbiano), gli applausi e gli insuccessi, le aspettative e le ansie partorite dai fermenti intellettuali, le inquietudini e le doglie del passaggio al nuovo secolo. Il carteggio tra i due innamorati, che come tutti gli amanti del mondo scherzano, giocano, soffrono, dubitano, e amano con poetica carnalità, fa emergere il disperato bisogno d’amore infuso da Cechov nelle sue commedie più applaudite. Uno stato d’animo malinconico che indurrà lo scrittore ad affermare che la felicità è una meta irraggiungibile: si può solo sognare, desiderare. «Personalmente - puntualizza Scarpati - credo che l’attesa della felicità già gratificante. Il segreto è accettare la vita così com’è, giorno per giorno, imparando a godere di ciò che si ha».
La storia d’amore, il carteggio, il teatro: cosa l'affascina di più in questa pièce?
«Le lettere. Cechov ha sfruttato il suo dono per scrivere meravigliose lettere in cui è riuscito a relativizzare l’amore grazie alla malattia. Non si descrive mai come uomo lamentoso o sofferente: sa di avere i giorni contati eppure vive la sua condizione con soave leggerezza. Nel testo la storia d’amore è centrale».
Cosa significa per un attore «fare» Cechov?
«Vuol dire far esistere, in un colpo solo, tutti i suoi personaggi. Vuol dire mettere insieme due lati della stessa medaglia: l’aspetto euforico e quello nostalgico tipico dei russi. Bellissimo».
Ha mai desiderato ruoli davvero estremi?
«Sì, vorrei fare lo squilibrato per tirare fuori le mie parti scure, ma è difficile. In tv noi non avremmo mai portato il Dottor House o le Casalinghe disperate. Abbiamo Un medico in famiglia, che peraltro è un prodotto più che dignitoso».
Dopo «L’uomo della carità» di Alessandro De Robilant girato per Canale 5 tornerà al cinema con «Appuntamento ad ora insolita» di Stefano Coletta.
«Sì, interpreto il ruolo di un regista teatrale e, cosa strana per me, non farò il buono. Nel cast anche Antonio Catania e Ricky Tognazzi».