«C’è una regia politica dietro l’occupazione»

De Corato: «No global travestiti da mediatori culturali». E oggi Dario Fo «arringa» gli stranieri

Chiara Campo

Il vicesindaco Riccardo De Corato ha pochi dubbi: «Dietro all’occupazione di via Lecco 7 c’è una regia politica, qualcuno organizza trasferimenti di stranieri nella nostra città per dimostrare che siamo una giunta di razzisti, che non abbiamo il cuore in mano». Molto più che un sospetto: «Basta esaminare i fatti».
Gli occupanti che risultano rifugiati politici o hanno un permesso di soggiorno temporaneo per motivi umanitari «hanno dichiarato questo status in prefetture del sud, ad esempio Crotone, Bari, Agrigento, e lì ricevono un assegno di 400 euro al mese. Mi domando: perché una mattina si sono trovati tutti insieme in via Lecco, invece che nelle rispettive città».
De Corato punta il dito contro «chi si definisce mediatore culturale, e fa parte invece del gruppo Action, i professionisti delle occupazioni. Insieme a loro ci sono i consiglieri di Rifondazione. È chiaro che gli immigrati si sono dati appuntamento nel capoluogo, e dietro l’arrivo c’è una regia politica. Perché accade sempre a Milano, dove c’è una giunta di centrodestra, e non a Roma, Torino, o Napoli, che era anche più vicina?». Che qualcuno cavalchi la protesta lo suggerirebbe anche un appuntamento programmato oggi in via Lecco: Dario Fo, candidato alle primarie dell’Unione, alle 11.30 si recherà nello stabile occupato coi consiglieri comunali Basilio Rizzo (Miracolo a Milano) e Giovanni Occhi (Prc). Oltre a «portare solidarietà a persone che hanno dovuto abbandonare il loro paese per ragioni politiche» il premio Nobel protesterà perché i rifugiati «pur essendo riconosciuti tali non possono lavorare, avere casa e assistenza sanitaria». Denuncia smontata già ieri dall’assessore ai Servizi sociali Tiziana Maiolo. Che, innanzitutto, fa presente che «molti degli occupanti in via Lecco sono gli stessi che l’anno scorso organizzarono la protesta al dormitorio di via Maggianico. Avevamo offerto assistenza e alloggio, ma al momento di avviare un percorso lavorativo sono spariti: forse preferiscono essere assistiti a vita che integrarsi».
Pur avendo segnalato al ministero degli Interni che a Milano 210 posti letto per rifugiati politici «non bastano», Maiolo fa presente che «da fine ottobre abbiamo già organizzato diversi appuntamenti con le persone che qualche giorno fa hanno occupato lo stabile: avevamo strutture dove accoglierli anche fuori città, ma ci hanno “dato buca” o sono tornate indietro dopo poche ore perché non gradivano il posto». La giunta dunque ha deciso all’unanimità: «Massima disponibilità ad aiutare chi è rifugiato o ha un permesso temporaneo, ma trattando con loro a titolo personale, non coi cosiddetti mediatori culturali. Se vogliono farci passare per razzisti con un’operazione politica, hanno sbagliato. Sono già pronti cento posti letto, in via Ortles, presso i frati, la Casa della Carità e anche fuori città. Oltre a questi, possiamo contare sui posti disponibili per il Piano freddo». E ieri sera gli occupanti, attraverso il sito Indymedia, hanno fatto sapere di voler «incontrare le istituzioni».