MA C’È UN REGISTA A «DIRETTA GOL»?

È certamente una bella idea quella di mandare in onda una sorta di «Tutto il calcio minuto per minuto» in versione televisiva, collegandosi con i campi del nostro campionato (e anche della Champions League) per catturare all’istante i gol, le azioni più belle, i momenti salienti di una partita. Lo fa Sky con Diretta gol (domenica, ore 15, canale 205), ma è un vero peccato che lo faccia così male, con una serie di incongruenze che sono sotto gli occhi (e ahimè anche le orecchie) di tutti. Cominciamo proprio dal fattore acustico: la mania dei telecronisti di alzare la voce e annunciare in modo concitato «Subito a Milano!», «Subito a Roma!» per sollecitare il passaggio della linea da un campo all’altro non solo in occasione dei gol (lì almeno lo capiremmo, sarebbe giustificabile), ma anche delle azioni più insignificanti, che ristagnano testardamente a centrocampo a dispetto dell’esagitata enfasi di troppi emuli di Fabio Caressa. A questo proposito, a Diretta gol riesce un’impresa davvero degna di menzione tanto è paradossale: quella di interrompere sempre più spesso un’azione in diretta per dare la linea a un campo dove un’altra azione si è nel frattempo già conclusa, e allora occorre riproporla in registrata mentre altrove si stanno magari effettuando tiri pericolosi, salvataggi spettacolari, calci di rigore e persino gol i quali, a loro volta, dovranno poi essere riproposti a cose fatte a causa di questo assurdo cortocircuito. Gli spettatori paganti di Sky si chiedono, non senza quel pizzico di apprensione tipica degli scenari da «Chi l’ha visto?»: esiste o no un regista a Diretta gol? O almeno un responsabile, un funzionario, qualcuno di turno dalle 15 alle 16,45 che abbia il compito di decidere a chi dare la linea a seconda dell’effettivo grado di urgenza e spettacolarità di ciò che sta accadendo sui campi di calcio? Sembrerebbe di no, almeno a giudicare dai frequenti tentennamenti di chi sta conducendo una telecronaca e a un certo punto non sa che pesci pigliare in un crescendo di affanno: «Linea a Bergamo... no a Genova... no allora restiamo qui». Un capitolo a parte meriterebbe anche l’esagerata sproporzione di minutaggio concesso ai vari campi, perché ci sono partite abbandonate a se stesse per tutti i 90 minuti senza che se ne abbia notizia, non si sa se per rispettare accordi contrattuali particolari o se per colpevole sperequazione di attenzioni nei confronti delle differenti squadre. E, dulcis in fundo, non sarebbe male sollecitare una maggiore attenzione ai cronisti spesso in ritardo nelle segnalazioni e imprecisi nei dettagli. «Arbitro, occhiali!» si gridava una volta dagli spalti per strigliare i direttori di gara. Un invito che ora andrebbe esteso anche ai telecronisti Sky.