C’è la Roma e Ancelotti vuole una notte da Milan

In attacco la coppia Gilardino-Oliveira. Il tecnico milanista fiducioso: «I 4 gol all’Anderlecht e al Brescia e i 3 all’Inter fanno ben sperare»

Franco Ordine

nostro inviato a Milanello

Sono queste le sere che lucidano il carattere del Milan. Sono le sere fatte apposta per soffrire, in cui tutto coincide e finisce col moltiplicare gli affanni e i ritardi dell’antica corazzata berlusconiana che continua a perdere i pezzi. A scorgerli da lontano sembrano persino inquietanti i segnali del destino. Da Bergamo è ko Gattuso, ai box per riparazioni a lesioni muscolari è fermo Kaladze, in compagnia di Ambrosini, Serginho e Favalli (precettato il baby Antonelli, figlio di Dustin, allievo di Filippo Galli, bravo e promettente allenatore della Primavera rossonera). All’elenco malinconico si aggiunge adesso quello di Nelson Dida, con la schiena bloccata da una fatale lombo-sciatalgia. La notizia resa pubblica da Ancelotti procura ai milanisti di ogni età e responsabilità una curiosa sensazione: scendono brividi lungo la schiena a causa dell’esibizione inquietante di mercoledì notte contro il Brescia (due uscite balorde, due sfondoni, due gol incassati dai bresciani) del suo sostituto naturale Kalac, origine croata e passaporto australiano, un perticone di uno, puntuale all’appuntamento con l’errore durante il mondiale e coi rossoneri in coppa Italia (Palermo l’anno scorso, 0 a 3). Ieri sera Dida, irrigidito nella postura, è rimasto a riposo. «Non so se gioco» è il suo pronostico secco, più bruciante di un pronostico. «Solo un miracolo può consentire il suo recupero» è il parere di Meesserman, coordinatore dello staff di Milan lab e notoriamente contrario alle infiltrazioni. La conclusione è una sola: stasera in porta finirà Kalac e qualcuno, a Milanello, si scioglierà in preghiere. «Kalac ha giocato poco e avuto un eccesso di emotività» la dichiarazione di Ancelotti che si presta a inevitabile battuta.
Tutto sembra complicare la vita del povero Diavolo. Gli errori, la striscia negativa (due sconfitte in casa consecutive in campionato), la catena degli infortuni, persino la resistenza ventennale (dall’86 addirittura, gol di Pruzzo il precedente) di un tabù destinato prima o poi a essere frantumato. «Dobbiamo ritrovare convinzione e fiducia giocando con maggiore coraggio» la ricetta di Carlo Ancelotti reduce da una settimana nemmeno molto allegra, prima gli interventi in qualità di portavoce dei cattivi pensieri societari (i torti arbitrali) e poi le voci sul cambio di panchina. «Sono una vittima predestinata, datemi le novità così mi preparo» chiosa Carletto con la faccia di chi conosce bene le regole del gioco, dell’ambiente e anche del giornalismo sportivo in vigore da qualche anno. «Il problema non è l’allenatore» interviene Bobo Maroni, della Lega Nord, tifoso milanista e col fucile puntato sul calcio-mercato («se Galliani vende Kakà divento interista»). Esatto. Ma i primi a saperlo sono i dirigenti in via Turati. Per fortuna sembrano sparire i veleni provenienti da Bergamo. «L’arbitro? Non so neanche chi sia. Messina? È un arbitro affidabile, ha esperienza» la risposta del tecnico che testimonia del disinteresse sincero per l’argomento. Sono altre le angosce. Che riguardano semmai i preparativi per fermare la Roma, «squadra complicata perché dotata di uno schieramento unico», avvitati su un paio di recuperi fisici («la settimana di riposo ha fatto bene a Kakà e Pirlo») e su un risveglio dell’attacco («4 gol ciascuno rifilati all’Anderlecht e al Brescia e 3 all’Inter dicono che stiamo risolvendo i nostri problemi») che potrebbe portare anche a preparare la coppia Oliveira-Gilardino con Inzaghi pronto in panchina. «Se Totti tira all’incrocio non posso mettere uno seduto sulla traversa» scherza Ancelotti e magari, sotto sotto, pensa pure a una eventualità del genere qualora dovesse cominciare con Kalac sostituto di Dida.
Sono queste le sere che forgiano il carattere del Milan. Lo ricorda anche Paolo Maldini, capitano pronto a giurare sul fatto che «è difficile immaginare un campionato da protagonisti». Insomma meglio guardarsi intorno e puntare a far punti, uscendo dall’angolo di una classifica deprimente. Con qualche ritocco allo schieramento che prevede Simic guardiano dell’argine destro (per Mancini). «Dobbiamo puntare su una partenza sprint, il duello De Rossi-Kakà può diventare decisivo» indovina alla fine Ancelotti. Forse stasera, per cominciare, gli basterebbe un portiere vero.