C’è lo sciopero ma il giornale Cisl va in edicola

Accuse alla Fnsi: «Ha sposato una linea di intransigenza antiriformista che alla fine si identifica con la Cgil»

da Roma

«Non possiamo aderire a uno sciopero contro la legge Biagi». Che, durante lo sciopero dei giornalisti, siano usciti regolarmente alcuni giornali, rientra nella normalità. Che, fra i quotidiani in edicola ci sia anche l’organo ufficiale del secondo più importante sindacato italiano, la Cisl, è invece una sorpresa.
I giornalisti di Conquiste del lavoro avevano aderito alle precedenti giornate di protesta. Ma stavolta la decisione è stata diversa, ed è il direttore Francesco Guzzardi a spiegarne i motivi in un articolo di prima pagina. Un commento in cui si dice una cosa semplicissima: la Cisl, insieme con altre 38 associazioni sindacati e dei datori di lavoro, ha firmato un Patto con il governo per la riforma del mercato del lavoro, mentre la Fnsi - il sindacato dei giornalisti - «chiama la categoria a schierarsi tout court contro quella riforma». E finisce in tal modo per «sposare una linea di intransigenza antiriformista che si indentifica esclusivamente con la Cgil».
Proprio ieri, parlando della legge Biagi in un’intervista al Giornale, il segretario della Cisl Savino Pezzotta ha avvertito il centrosinistra del rischio di buttare via, insieme con l’acqua sporca, anche il bambino. «Qualora il centrosinistra dovesse cancellare la legge Biagi non ci troverà d’accordo: non vogliamo la cancellazione della riforma, ma vogliamo che ne sia compiuta l’attuazione, introducendo per esempio ammortizzatori sociali adeguati». Una posizione, quella della Cisl, del tutto diversa da quella della Cgil (che non ha firmato il Patto). Il sindacato di Guglielmo Epifani spalleggia infatti Prodi e Bertinotti nella loro decisione di intervenire pesantemente sulla legge che ha reso più flessibile il nostro mercato del lavoro.
Il quotidiano della Cisl, nell’editoriale, si richiama proprio alla legge Biagi per spiegare come mai «stavolta Conquiste non aderisce allo sciopero dei giornalisti». Il sindacato dei giornalisti, osserva il direttore Francesco Guzzardi, chiama infatti gli iscritti a una dura vertenza «con l’obiettivo di manifestare l’assoluta indisponibilità negoziale proprio sulla legge Biagi, giudicata come il punto qualificante e principale della lotta della categoria, addirittura prevalente sulle motivazioni economiche del rinnovo contrattuale».
Il giornale cislino sottolinea anche un dato politico. «A nessuno sfugge - si legge nel commento allo sciopero dei giornalisti - come una parte dello schieramento di centrosinistra stia tentando di fare della legge 30 un must del programma elettorale. Un tentativo, non condiviso dall’intera coalizione, che vede in prima linea Rifondazione, la sinistra Ds, la Cgil e adeso anche la Fnsi». La Cisl ricorda tuttavia che a firmare il Patto che delegava al governo il compito di attuare una riforma del mercato del lavoro furono 39 associazioni sindacali e imprenditoriali (tra cui la Cisl e la Uil) con l’unica astensione della Cgil che pure, sottolinea il giornale, aveva partecipato alla prima fase di confronti e riflessioni con Marco Biagi. Conquiste ricorda inoltre che proprio le Regioni governate dal centrosinistra «stanno trovando vie originali di applicazione della legge 30».
«La Fnsi invece chiama la categoria a schierarsi tout court contro quella riforma, a prescindere dall’ipotesi di modificarla in meglio, quasi che le cose nel mercato del lavoro in generale, e in quello giornalistico in particolare, andassero meglio prima della riforma che si intende respingere, o stiano bene così come stanno», accusa il quotidiano della Cisl. Insomma, il sindacato dei giornalisti rinuncia a migliorare la riforma «sulle parti in cui c’è unanimemente un giudizio di insoddisfazione», ad esempio sul capitolo degli ammortizzatori sociali. E, infine, l’affondo: il sindacato dei giornalisti, così facendo, «finisce per sposare una linea di intransigenza antiriformista che, sindacalmente, si identifica esclusivamente con la Cgil: un’identificazione che - aggiunge Conquiste del lavoro - in altra occasione è stata addirittura dichiarata, e che non può essere quella dei redattori del quotidiano della Cisl». Redattori che, infatti, nei due giorni di astensione, hanno regolarmente fatto il loro giornale.