C’è sempre un’emergenza a salvare la faccia

di Riccardo Signori

Premessa: a pensar male non si fa peccato. E qualche volta ci si prende. Soprattutto dopo aver visto spuntare il sole su Napoli. Conclusione: sicuri che fossero solo ragioni di sicurezza quelle che hanno frettolosamente spinto al rinvio di Napoli-Juve? Piove, governo ladro (è un modo di dire dai tempi dei socialisti), avrà pensato chi è preposto al bene comune e fra questi nobili pensatori anche il sindaco De Magistris, fra l’altro tifoso ambizioso della squadra di Mazzarri. Nelle teste di tutti si sarà accesa ogni sorta di lucina rossa. Allarme! Pericolo! Allagamenti! Traffico in tilt! Disservizi! Meteo da metter paura! Campo pesante! Stasera il Napoli non vince!
No, forse l’ultimo sarà stato solo un retropensiero di De Laurentiis (nel tondo con De Magistris) e Mazzarri. Però chi è preposto al bene pubblico sa sempre guardare più in là. E, fra le tante cose importanti, avrà pensato anche alla salute della squadra, che, non dimentichiamolo, in settimana ha giocato in Champions, a differenza della Juve (che ha saputo del rinvio per ultima insieme alla Lega). Qualcuno dirà che il mal pensiero è ovvio in un paese come il nostro. Ma il caso Napoli è la tipica corsa all’italianismo più deleterio. Siccome a Genova, in Liguria e Toscana, c’è stato un disastro, siam tutti nel disastro. Che poi la pioggia sia più frequente in autunno e inverno non può far trasecolare. Ecco perché stona sentir suonare l’adunata del dramma dietro l’angolo, se a Napoli piove per 3-4 ore. Sappiamo: tanto di brutto è successo a Napoli e dintorni in questi ultimi decenni. Ma proprio in omaggio a certi drammi, bisognerebbe levar il piede dall’accelerata qualunquista, quando sia possibile. E stavolta il qualunquismo (poco comprensibile) è quello di chi si è affrettato a rimandare tutti a casa. Ce lo ha detto il sole spuntato a salutare il rinvio di Napoli-Juve. Veder Marotta raccontare dai microfoni di Sky (nel tondo a destra) i motivi di ordine pubblico con il sole negli occhi ha fatto perlomeno sobbalzare. E pensare: cosa ci stanno raccontando? A Napoli non ci doveva esser nemmeno freddo: i giocatori salivano sul pullman in maniche di camicia. I telecronisti, in serata, raccontavano di un cielo stellato (ma alle 19.30 è ripreso a piovere).
Diversi anni fa, a Mosca, nei giorni pasquali, capitò una nevicata alla vigilia di una partita di coppa dell’Inter. I metereologi di Stato non avevano previsto nulla, anzi pronosticato il contrario. Furono tutti licenziati. Qui, pare che le previsioni avessero annunciato altra acqua.
E, giusto per non farci mancare nulla, è parsa stonata anche la dichiarazione del sindaco di Napoli circa qualche ragione del rinvio «il campo è sostanzialmente impraticabile e c’è una questione di viabilità» che avrebbe trovato problemi per un match da tutto esaurito. La viabilità è un problema di ogni domenica calcistica italiana e l’impraticabilità del campo, di solito, viene convalidata dall’arbitro che conosce meglio i regolamenti. Entrare nel campo specifico è un po’ avventuroso e non depone a favore della chiarezza della decisione che la Juve ha subito e il Napoli magari auspicato. La stanchezza degli eroi sta a cuore a tutta Napoli, anche se il ds Bigon ha fatto sapere che il rinvio complica ulteriormente il calendario già fitto... Pare di risentire la sfuriata di De Laurentiis sul calendario infido, il giorno del sorteggio. Salvo venir smentito dai fatti. Stavolta la voce del padrone si è sentita, ma solo per omaggiare il prefetto che ha preso la decisione «in un momento di forte criticità meteorologica. Peraltro i tragici eventi di Genova imponevano un’attenzione particolare». Come se a Bergamo, Verona e Cesena non fosse necessario.
La Juve ha fatto buon viso, digrignando i denti solo sulla data del recupero: 30 novembre. E se qualcuno avrà avuto la stessa, strana, sensazione di mezza Italia, circa questo rinvio, c’è da scommettere che sarà accontentata. Poi finalmente il campo del San Paolo tornerà praticabile. Anche senza il sole.