«C’è solo la Premier Ibra segna e scrive vorrei allenarlo io»

Caro Ancelotti, è vero che sta imparando il francese?
«Guardi che mentre i siti mi davano a Parigi a trattare con il mio amico Leonardo, io in effetti mi trovavo a Londra, tra l’altro impegnato in una riunione di grande prestigio, con l’associazione degli allenatori inglesi i quali mi hanno conferito un prezioso riconoscimento. Ero in compagnia di Vialli, Hughes, Ardiles: avevo anche dei testimoni, quindi».
Quindi niente PSG…
«Il mio piano è il seguente: fino a giugno 2012 aspetto una offerta dalla Premier League. Nel caso non dovesse arrivare, allora esaminerei altre proposte. Ebbene sì, mi sono innamorato di Londra e del calcio inglese, se devo dirla tutta».
Perfetto ma nel frattempo come si trova dietro una telecamera a Sky?
«Devo dire la verità: la trovo una gran bella esperienza. Intanto perché riesco a divertirmi in compagnia di Caressa, Vialli e Paolo Rossi. Poi perché, senza fare grande fatica, siamo riusciti a trasformare una trasmissione di calcio in un appuntamento dedicato a chi vuol discutere di calcio. Senza urla né polemiche. Infine mi pare che il mio esordio porti buono alle squadre italiane: Inter e Milan sono in pratica qualificate, solo il Napoli deve lottare ma è finito in un girone infernale».
Come si spiega il Napoli che strega la platea in Champions e balbetta in campionato?
«È lo stress da debutto in Champions. Io l’ho provato sulla mia pelle quando giocavo nel Milan di Sacchi ed eravamo alle prime edizioni. Ricordo che per preparare le sfide col Real Madrid riuscivamo a perdere a Cremona in campionato. Stesso destino del Napoli: fa un figurone con City e Bayern e perde a Catania e col Chievo».
È rimasto colpito dalle vicende di Gattuso e Cassano?
«Molto colpito. E spero per loro due oltre che per il Milan che entrambi risolvano velocemente i rispettivi problemi di salute. Ho sentito Rino al telefono, ho trovato il solito Rino Gattuso. Incazzato duro perché non può giocare e quanto basta per capire che finirà con spuntarla lui».
Il panorama del campionato italiano è sempre lo stesso: lo trova in declino?
«Quest’anno colgo un grande equilibrio ed un ottimo livello tecnico del torneo. Il primato di Lazio e Udinese è un primo segnale, poi c’è la Juve che pratica un calcio moderno e dinamico. A Torino hanno preso un allenatore che ha addosso la maglia della Juve, hanno aperto lo stadio nuovo e fatto acquisti mirati: si spiega così l’entusiasmo che circonda Conte e i suoi».
E il Milan?
«Resta la squadra da battere. È partita in ritardo per via della supercoppa a Pechino. È molto affidabile come gruppo, ha un gioco collaudato».
E poi Ibra fa gol anche da scrittore…
«Vuole la verità? A me sta bene uno che dice quello che pensa. Se lo dovessi allenare io non avrei alcun problema, ne sono convinto».
Ha seguito l’esito del processo di Napoli su calciopoli?
«Naturalmente e sono rimasto sorpreso perché le cronache precedenti accreditavano la suggestiva ipotesi del teorema dell’accusa smontato dalla difesa. Invece è accaduto il contrario. Sono dispiaciuto sul piano umano per Moggi, io l’ho avuto come dirigente per due anni e non ho mai nascosto di apprezzarne le qualità professionali».
Se l’aspettava che l’Inter precipitasse in un buco nero?
«A questo livello proprio no. Secondo me paga la mancanza della generazione di mezzo, cioè quel plotone di giocatori che avrebbero dovuto prendere il posto dei veterani di Mourinho, per intendersi. Invece si sono ritrovati con i campioni datati e con i più giovani non ancora pronti a rimpiazzarli».
Balotelli è rifiorito in Inghilterra: merito di chi?
«Di Roberto Mancini, il suo allenatore. È riuscito a proteggerlo ma anche a castigarlo quando lo meritava. E a farlo maturare. Poi il pubblico inglese è abituato a giudicare un calciatore da quello che combina sul prato non nella vita privata».
Drogba è uno dei nomi che circolano a Milanello: lascerà il Chelsea?
«Io gli ho parlato di recente, non mi pare ne abbia l'intenzione. È integro fisicamente, l’anno scorso ha avuto la malaria, l’ha risolta in sei mesi, adesso il Chelsea non lo mollerà di sicuro».
E Tevez?
«Questo è uno che può far comodo a chiunque. È un top, ha solo litigato col City e non può più stare in quel club».
Come giudica il lavoro di Prandelli in Nazionale?
«Eccellente. Il club Italia ha una sua identità precisa, cerca di giocare a calcio, è riconoscibile come squadra. Solo la Spagna è davanti all’Italia, con le altre, tipo Francia, Inghilterra, gli azzurri se la possono giocare alla grande».
Scusi la curiosità, Ancelotti: ma è poi così vero che gli inglesi hanno così scarsa stima dell’Italia come sostengono i media?
«Io devo dire che raccolgo sul campo, sulla strada intendo, impressioni opposte. E cioè una considerazione ottima. Gli inglesi riconoscono agli italiani creatività, simpatia e anche talento».
A leggere gli attacchi contro Silvio Berlusconi non si direbbe...
«Non mi fa piacere leggere quegli attacchi, li considero ingenerosi, io conosco il presidente Berlusconi e so che non li merita. Così come so perfettamente che il problema Italia non è Silvio Berlusconi, semmai una classe politica che mi procura sconforto quotidiano».
Secondo qualche critico Silvio Berlusconi tornerà a fare il presidente del Milan...
«Allora... tanti auguri ad Allegri».