«C’è solo una presidente» E la Polverini cerca l’appoggio delle curve

RomaSe la gestione Marrazzo è deragliata sulle curve (artificiali) delle trans, la prossima amministrazione della Regione Lazio rischia di essere decisa dalle curve dell’Olimpico. In una città dove le frange estreme delle tifoserie di Roma e Lazio anni fa riuscirono con un passaparola a far rinviare un derby, ora la nuova sfida degli ultrà capitolini è influire sull’esito del voto del prossimo marzo. Così la candidata del Pdl Renata Polverini, minacciata nei giorni scorsi di boicottaggio dai tifosi biancocelesti che addebitano al suo alleato Francesco Storace (peraltro romanista) di aver «rifilato» loro Claudio Lotito, corre ai ripari. Offrendo una candidatura nella lista civica a Cristiano Sandri, fratello di Gabriele detto «Gabbo», il dj-tifoso biancoceleste ucciso dal proiettile sparato dal poliziotto Luigi Spaccarotella, l’11 novembre 2007, nell’area di servizio di Badia al Pino, sull’autostrada A1. E per non scontentare i cuginetti giallorossi, ecco Guido Zappavigna, storico leader della tifoseria giallorossa, con radici profonde nell’estrema destra capitolina, presentarsi per La Destra dello stesso Storace, alleato di Polverini.
Intrecci tra calcio (o meglio: tifo) e politica non nuovi in una città che vive la passione pallonara in modo malato, fa delle radio locali che parlano di Totti e Zarate ventiquattr’ore al giorno il brodo di coltura degli umori e dei malumori della parte profonda della città. Che in questi giorni sembrano davvero poter spostare l’esito della competizione elettorale tra Polverini e Bonino che i sondaggi danno molto incerta. Così, ecco i candidati pescati dal Pdl nelle curve. Anche se la presenza di Cristiano Sandri nella lista civica di Polverini non è ancora certa. Ieri la candidata del Pdl è stata niente più che possibilista: «Vedremo», ha risposto alla domanda di un giornalista a margine di un appuntamento elettorale a Frosinone. Ma la palla ce l’ha Cristiano, a cui la richiesta è stata fatta forte e chiara dall’entourage della candidata presidente e la cui risposta è stata un prendere tempo. La decisione è rinviata alle prossime ore. Sperando che nel frattempo oggi un risultato utile a Parma della Lazio del nuovo tecnico Eddy Reja (si dice «convocato» a Roma dallo stesso sindaco Gianni Alemanno) allontani lo spettro retrocessione e plachi gli animi del popolo biancoceleste. Se così non sarà, c’è da giurarci, le cose precipiteranno e la candidatura di Sandri o un piano B (come serie B) diventerebbe urgente.
Altro umore sull’altra sponda calcistica romana, con i giallorossi a veleggiare sereni al secondo posto della classifica. Ma anche qui è bene controllare continuamente acqua e olio, perché tante cose potrebbero cambiare da qui a fine marzo. Ed ecco spuntare Guido Zappavigna in quota giallorossa nella lista di Francesco Storace. Cinquantaquattro anni tra pochi giorni, due figli, corpulento e calvo, Zappavigna non è un tifoso romanista qualsiasi. Già leader dei Boys, fazione della Curva Sud molto spostata a destra, «Guidone» è stato uno dei primi a fare della passione calcistica un business, gestendo nel corso degli anni varie pizzerie per tifosi (a Roma esiste anche questa tipologia di locale, in cui tra una margherita e una quattro stagioni si vendono biglietti, si organizzano trasferte, si decidono striscioni e gemellaggi), inventandosi lo sfruttamento intensivo del merchandising da ultrà e curando un suo spazio sulla radio Rete Sport. Nato con una pesante coloritura ideologica, l’impegno politico-sportivo di Zappavigna negli ultimi anni ha virato verso una più tranquillizzante deriva sociale e con la società «Amore Infinito», che fra le varie attività organizza eventi di beneficenza in favore dei bambini delle case famiglia di Roma.
Zappavigna, sostenuto anche da un gruppo su Facebook con, a ieri, 484 iscritti, non vede nessuna stranezza in questa commissione tra tifo e politica: «Essendo una persona che ha messo la passione nel calcio, essendo ultrà nel senso buono del termine, ho deciso di scendere in campo e apprendo con piacere che anche il fratello di Sandri farà lo stesso. Ci accomuna la passione che mettiamo nel portare i colori della nostra squadra per l’Italia e per l’Europa. Voglio andare con questa passione nelle periferie e andare incontro ai giovani delle curve, da sempre additati come teppisti ma la cui cultura del “contro” è dovuta alla mancanza di spazi come campi sportivi, teatri, biblioteche, ludoteche». Alla fine spunta quasi una visione filosofica: «Questa società ormai arida da 50 anni: non ci sono valori, i giovani che hanno bisogno di una bandiera attorno a cui stringersi, e dico purtroppo perché sono altri i valori della vita. Non solo: si stringono attorno al gruppo allo striscione, al gruppetto dei tifosi e sono loro contro il mondo. Il calcio è la cosa più importanti tra le cose futili. Le politica deve ricominciare ad andare verso la gente». Per il momento, ha preso la strada dello stadio. Olimpico.