C’è lo Stravinskij «riabilitato» e i tamburi taiko

Attinge interamente dal Novecento il programma sinfonico per il penultimo appuntamento di stagione l’Accademia di Santa Cecilia, in programma da domani a martedì. Fatto abbastanza insolito per una istituzione che ha fatto del culto della grande tradizione il suo punto di forza e di richiamo. E per non farlo pesare ai suoi abbonati più fedeli e più avanti negli anni, sceglie un’opera che, per quanto conservi ancora intatta la sua carica innovativa - a quasi un secolo dal suo debutto parigino - è considerata un classico del repertorio contemporaneo. Ci riferiamo al capolavoro dei capolavori novecenteschi, a quella Sagra della primavera di Igor Stravinskij che, al suo debutto(maggio 1913), diretta da Pierre Monteux, scandalizzò il folto e illustre uditorio, costrinse l’autore letteralmente a fuggire da un’uscita secondaria e vide in sala volare ortaggi intrecciati ad insulti assai coloriti. Si disse allora che l’insuccesso era da attribuirsi alla coreografia non messa perfettamente a punto ma anche abbastanza nuova - perché di un balletto si tratta - di quel Vaclav Nijinsky, oggi completamente riabilitato, sotto l’aspetto professionale e creativo. E forse si aveva ragione, perché quando, di lì a poco, quella musica fu ripresentata in concerto, la precedente negativa accoglienza si ribaltò.
Per il secondo titolo in programma, decisamente più recente del primo, perché risalente agli anni Settanta, l’Accademia accoglie il suggerimento del direttore giapponese ospite, Tatsuya Shimono, scegliendo il brano del suo connazionale da noi praticamente sconosciuto, Maki Ishii; ma si fida anche del tanto colore ritmico e coreografico che il gruppo di tamburi giapponese, i Kodò, coinvolti nell’esecuzione, riescono a portare. Il brano si intitola Mono-Prism ed è destinato a sette tamburi giapponesi e orchestra sinfonica occidentale, nel tentativo di creare un ponte fra le due differenti culture musicali, senza annullarne le diversità.
La formazione dei Kodò coltiva la tradizione giapponese legata ai taiko, antichi tamburi importati dalla Cina e fatti di legno e pelli bovine, si presenterà in formazione più estesa, mercoledì 27, per lo spettacolo di canto, musica e danza, intitolato Ekkyo (Oltre i confini). Info:06.80.820.58