C’è suor Marie Keyrouz, ugola della musica sacra

PROGRAMMA In scaletta pure l’Ave Maria di Franck, la Jerusalem di Gounod e musica orientale

La riporta in Italia Frédéric Mitterand, da pochi mesi direttore dell’Accademia di Francia, per la bella stagione concertistica che organizza a Villa Medici. Lei, libanese d’origine, è per metà anche francese, perché a Parigi si è formata (laurea a alla Sorbona), e a Parigi ha fondato l’Istituto internazionale di canto sacro che tuttora dirige. È conosciuta in tutto il mondo. Suor Marie Keyrouz, una religiosa, votata alla musica. Questa sera, accompagnata dall’ ensemble strumentale e corale Ensemble de la Paix, terrà un concerto. Un concerto assai singolare, come tutti quelli che la vedono protagonista. Chi l’ha ascoltata almeno una volta, questa «messaggera della pace», «luce della musica sacra», sa bene che vivrà un’esperienza anche spirituale, e non a causa della sua condizione di religiosa, ma perché il suo canto nasce dal profondo dei secoli, attinge e riporta in vita antiche tradizioni musicali e religiose (canti liturgici in latino del repertorio Ambrosiano e Gregoriano) e a brani dei più grandi musicisti della storia mondiale: Bach, Mozart, Gounod, Haendel. Due estati fa, suor Marie Keyrouz, fece risuonare la sua voce ammaliatrice e commovente, dall’altro di una finestra, appena illuminata, nel Cortile d’onore del Quirinale, al tramonto, aprendo la strada a Riccardo Muti che si accingeva a dirigere il Requiem di Verdi. Muti avrebbe dovuto dirigerlo in Libano il Requiem, ma la trasferta era stata dirottata nel palazzo presidenziale a causa dei conflitti in atto in quella terra martoriata. La voce della Keyrouz, come di una sirena/sacerdotessa, tornò ad invitare alla riflessione, al rispetto dell’uomo, a condannare la guerra. A Villa Medici, suor Keyrouz, questa sera propone un programma che mette assieme brani della musica tradizionale e sacra orientale, di autori vari; alcune composizione che lei stessa ha scritto e brani della nostra tradizione musicale, a noi più familiari, dall’Ave Maria di Cesar Franck ; a Jerusalem tratta dall’opera di Charles Giounod, Gallia, a uno dei rari brani sacri di Pietro Mascagni, Salve, o Maria.