C’è tempo fino al 31 luglio per chiedere lo stop alle rate

Con i tassi da poco rialzati dalla Bce dello 0,25% e pronti a una graduale risalita, si leva l’allarme delle associazioni dei consumatori. Che, valutando il conseguente aumento medio dei mutui a tasso variabile nell’intorno dei 200 euro l’anno, puntano il dito sugli effetti negativi anche rispetto a prezzi e tariffe che impattano sulla capacità di tenuta delle famiglie. Se è vero, come emerge dall’ultimo report Abi in collaborazione con il ministero del Lavoro, che gli italiani sono solidi di fronte alla crisi e mantengono un basso livello di rischio d’insolvenza, è altrettanto certo che tra febbraio e novembre 2010 le banche hanno sospeso mutui a oltre 35mila nuclei, per un valore di 4,4 miliardi. E, in base all’accordo tra Abi e associazioni di consumatori, è stata prorogata al 31 luglio la data entro cui fare richiesta per la sospensione delle rate. Motivandola con la perdita dell’occupazione o l’ingresso in cassa integrazione, ovvero per l’insorgere di condizioni di non autosufficienza o piuttosto per la morte di un familiare: accadimenti che, verificandosi entro i primi 6 mesi dell’anno, possono ancora dare luogo alla moratoria prevista dal «Piano famiglie»; fino a 12 mesi, anche per chi è già in ritardo con i pagamenti sino a 180 giorni consecutivi. Se ne può avvalere il mutuatario con redditi non oltre i 40mila euro annui che abbia sottoscritto un finanziamento al più di 150mila euro per acquistare, costruire o ristrutturare l’abitazione principale.
Peraltro, le banche possono anche offrire condizioni migliorative, ciò che è già avvenuto, stando all’Abi, nel caso di 172 istituti (64%). È di un mese fa inoltre la decisione di costituire un tavolo permanente Abi-consumatori per iniziative che aiutino le famiglie a orientarsi, facendo leva sugli strumenti disponibili per proteggersi dalle fluttuazioni dei tassi e conoscendo in anticipo, se optano per la variabilità, l’incidenza massima della rata. Che è bene non superi la soglia di un terzo del reddito mensile. Un rapporto che nella media, per l’Abi, resta su livelli assai inferiori ai massimi registrati nel biennio passato.