C’è Trisha Brown paladina della nuova danza

Paladina delle contaminazioni, portavoce della visual art, virtuosa dell’improvvisazione, e investigatrice dell’inconscio. Più che una semplice coreografa. Trisha Brown - icona della danza post-moderna che in tempi non sospetti disse «quella della donna, nella danza, è una storia di dura sopravvivenza» - si considera soprattutto un’artista che ha trovato il suo baricentro nella creatività assoluta. «Se copio qualcuno, anche me stessa, ho come l’impressione d’imbrogliare» ammette schietta la poetessa del gesto nata ad Aberdeen (Washington) che questa sera (e domani in replica) torna al teatro Olimpico con la Trisha Brown Dance Company. In programma tre titoli culto: Set and Reset, pezzo-manifesto concepito nell’83 su partitura di Laurie Anderson e scene traslucide firmate Robert Rauschenberg, Groove and Countermove (2000) ultimo tassello di una trilogia jazz con liriche di Dave Douglas, e Present Tense (2003) coreografia aerea che unisce l’estetica astratta alla narrazione emozionale tessuta su musiche di John Cage.
Teatralità, virtuosismo, astrazione. Su queste tre direttrici, alimentate dalla vorace curiosità di Trisha Brown per l’uso di luoghi non convenzionali, negli anni si sono sviluppate le architetture di un’arte gestuale in cui non è difficile scorgere le geometrie del moto quotidiano.
Fu soprattutto la contaminazione la molla che negli anni ’60 spinse la coreografa di Set and Reset (pezzo che oggi si insegna nelle accademie) a osare, superando a grandi balzi i confini della tradizione: il cosiddetto «letto caldo della danza». Al decennio successivo invece appartengono le prime rivoluzionarie esperienze gravitazionali ideate dalla Brown con i danzatori della compagnia chiamati a sfidare la forza di gravità, volteggiando sospesi sulla scena imbracati con corde e carrucole. Intuizioni geniali che lasciarono di stucco il pubblico già sedotto dall’uso del testo e dalle formule matematiche applicate alla danza. Grazie alle esperienze acquisite, negli anni ’90 l’immaginifica Trisha Brown - prima donna a essere insignita dell’ambita MacArthur Foundation Fellowship - fu traghettata verso la deriva classica: prima su invito di Lina Wertmüller per l’opera Carmen e poi per la monumentale Offerta musicale di J.S Bach, fino al celeberrimo Orfeo su pentagramma monteverdiano.