C’è troppo nervosismo nei piani alti del Pdl Ma serve compattezza

Caro Granzotto, in buona sostanza la proposta di trasferire due ministeri a Milano non è da prendere sotto gamba. Invece ha ricevuto critiche ombrose a scatola chiusa, per pregiudizio. Ma non se ne poteva almeno parlare?
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C’è molto, troppo nervosismo nei piani alti del Pdl, caro Morelli. La proposta di trasferire qualche ministero ha un solo difetto: l’esser stata avanzata nel pieno di una battaglia politica che travalica gli interessi locali assumendo l’aspetto di una sfida all’ultimo sangue. Di quelle dove non si fanno prigionieri: chi vince si prende tutto. E il tutto non è la sola Milano. In questa circostanza, ogni parola detta, ogni progetto enunciato, finisce per friggere nell’olio bollentissimo della propaganda elettorale. Inevitabile, quindi, la scomposta reazione della sinistra, ma non giustificata quella, assai piccata, di qualche colonnello della destra. Addirittura rodomontesca la replica di Gianni Alemanno, che neanche fosse Franceschini ha voluto tirare in ballo la Costituzione, totem cartaceo che subirebbe un vulnus irreparabile se mai un paio di ministeri dovessero traslocare a Milano. «La nostra Costituzione - ha dichiarato l’inquilino del Campidoglio - dice con chiarezza che Roma è Capitale e qualsiasi smembramento alle funzioni di una Capitale è un’operazione politicamente ed economicamente impraticabile». Bum. Per dirne una, l’Europa verso la quale noi tutti e Alemanno in particolare nutriamo sentimenti di devozione e di rispetto, ha un parlamento itinerante o peripatetico che dir si voglia. Oggi a Bruxelles, domani a Strasburgo. E nessuno se ne duole, nessuno denuncia, in quel viavai, un attentato all’unità e saldezza dell’Unione, ai suoi Princìpi, Ideali e Valori. Tutto in maiuscole. Comunque sia, se perigliosa è stata la mossa di Umberto Bossi di uscirsene con la storia dei traslochi nel bel mezzo della sarabanda meneghina, suicide sono le repliche più o meno inviperite del sindaco di Roma e dei capigruppo Cicchitto e Gasparri. Costava loro tanto rimandare le polemiche a lunedì prossimo? Se proprio ci tenevano a farsi sentire, costava loro tanto cavarsela col classico «prenderemo in esame», «valuteremo» o altra formula del politichese?
In questi giorni non faccio che chiedermi, caro Morelli, se all’interno del Pdl non sia attecchito quel virus, quella mattana, che porta i delfini a spiaggiarsi. Non tutti i delfini. Qualche delfino. Non si dirà mai tanto bene (o almeno qualcuno lo farà) del dialogo&confronto, della dialettica interna e di quel decentralismo democratico che dà tono e vigore alle formazioni politiche. Però il buonsenso vorrebbe che la dialettica interna si prendesse una pausa quando la formazione politica, impegnata nel corpo a corpo elettorale, deve mostrarsi compatta e catafratta. Chi non tiene conto del buon senso e di conseguenza dell’interesse comune e approfitta invece del momento per far la fronda pur di guadagnarsi il favore di telecamera, irrita quanto non mai l’elettorato moderato, che di saltafossi ne ha piene le scatole. In quanto all’opposizione, bé quella ci gode. Ma non credano i delfini sulla via di spiaggiarsi di acquistarsene - perché hai visto mai, un domani... - le simpatie. Al massimo, si guadagneranno il rango, istituito da Palmiro Togliatti e sempre valido, di utili idioti. Eventus docet: stultorum iste magister est ammoniva Quinto Fabio Massimo, detto il Temporeggiatore. L’esperienza (di Gianfranco Fini) insegna: essa è maestra degli stolti.
Paolo Granzotto