C’è un virtuoso col senso dell’ironia

Un uomo solo sul palco. Con lui un pianoforte a coda, pronto a prendere vita sotto le dita veloci di quell’uomo, pieno di fantasia, talento, estro, verve comica, gusto per l’improvvisazione più ardita. Di fronte a lui, 2800 persone curiose di scoprire cosa inventerà. Che sia un omaggio a Scott Joplin o un tributo a Marco Masini, sarà sempre e comunque grande musica, suonata con classe, ironia e voglia di divertire e divertirsi. L’uomo solo sul palco è Stefano Bollani, ormai noto agli appassionati di jazz dei cinque continenti. Suona domani sera all’Auditorium, in sala Santa Cecilia, di ritorno da un tour in Gran Bretagna, Francia e Germania e subito prima di ripartire per il Giappone. Torna a Roma dopo aver pubblicato il suo primo disco per la storica etichetta ECM, «Piano solo», e dopo il passaggio al Festival di Sanremo come spalla d’eccezione per Johnny Dorelli. Il recente album registrato in solitudine al pianoforte è la perfetta testimonianza di ciò che Bollani è in grado di fare davanti a una tastiera. Un gioco di raffinata improvvisazione sui temi più disparati, dal già citato Joplin ai Beach Boys, passando per Prokofiev e per celebri standard. Il boss della ECM Manfred Eicher, un uomo che ha visto all'opera i più grandi talenti del jazz, dopo aver assistito alle registrazioni in studio ha detto di Bollani: «raramente ho incontrato un musicista, un improvvisatore, che avesse un così sviluppato senso della struttura e della forma». L’ennesima investitura per l’artista che meglio sa coniugare sapienza musicale, virtuosismo e voglia di non prendersi troppo sul serio. Perché il pubblico ormai sa bene che a un concerto di Bollani si ascolta ottima musica e spesso si ride di gusto. E si ride per le pungenti parodie di celebri cantautori, per la capacità di improvvisare un medley di dieci canzoni richieste dagli ascoltatori ma anche, più semplicemente, per il contagioso entusiasmo con cui Bollani affronta melodie più o meno complesse, rispettandole e al tempo stesso stravolgendole con ironia e apparente semplicità. Un’attitudine alla contaminazione che nasce da una formazione musicale multiforme e dall’abitudine di suonare con i big del pop italiano così come con le orchestre classiche. Come ha scritto il giornale inglese Guardian, raccontando la prima londinese dello «stupefacente» pianista, «raramente, assistendo al debutto locale di un musicista poco conosciuto, si realizza di essere dei privilegiati. Così sì è sentito chi era al concerto di Bollani». E così si sentiranno i 2800 dell’Auditorium.