Ca’ Foscari spegne la fotocopiatrice a Galimberti

E alla fine, a modo suo, il mondo accademico italiano una parola, sul caso di Umberto Galimberti l’ha detta. C’è voluto tempo, i primi articoli su il Giornale relativi alla bizzara metodologia «copia e incolla» del professore sono apparsi nel 2008. E c’è voluta anche una pressione mediatica spropositata -decine di articoli comparsi su questa testata ma anche su Il riformista, Avvenire, Il Corriere della Sera, Libero, Left, L’indice dei libri... addirittura un intero saggio di Francesco Bucci: Umberto Galimberti e la mistificazione intellettuale (Coniglio Editore)- che in altri Paesi, un po’ meno baronali, avrebbe prodotto un vero e proprio patatrac. (In Germania è bastata una tesi copiata a far dimettere un ministro). L’università Ca’ Foscari ha finalmente emesso un richiamo formale verso il professor Umberto Galimberti per la mancata citazione delle fonti nella redazione di alcuni suoi testi «scientifici». Pur nell’arzigogolata maniera propria dei nostri atenei dal rettorato hanno fatto sapere che «l’Advisory board ha concluso l’esame della segnalazione giunta nei mesi scorsi relativa al lavoro del filosofo». Risultato: una bella tirata d’orecchi. «Un richiamo affinché il docente voglia adeguarsi nella redazione dei testi scientifici all’uso sistematico della citazione delle fonti secondo la prassi condivisa e consolidata nel campo della ricerca nazionale e internazionale». Insomma il minimo sindacale per un’università che ha fatto pubblico vanto di aver introdotto un software anti-plagio per impedire che gli studenti scopiazzassero le tesi. Ma comunque e già qualcosa. E se a qualcuno, come a Bucci che ha messo in luce come le ripetizioni nei libri di Galimberti siano decine e decine, venisse in mente di dire che «la montagna ha partorito il topolino» conviene che si fermi subito.
Per gli standard dell’università italiana che un professore riceva un richiamo formale è qualcosa di eccezionale. Per dirla con le parole del prorettore Agostino Cortesi al Giornale: «La sanzione va nel senso di segnalare l’esigenza di rigore metodologico... Un richiamo è un fatto che ha un peso nella carriera di un docente... Su fatti così la sensibilità deve cambiare e la nostra università lo sta facendo, rispetto alle ultime segnalazioni (cioè da quando è cambiato il rettore, ndr) siamo stati tempestivi...». Certo il «verdetto» emesso da Ca’ Foscari forse minimizza quando sottolinea che Galimberti ha chiarito di aver «già provveduto a correggere in edizioni successive dei volumi le omissioni nelle citazioni». Galimberti ha corretto quando è stato obbligato da qualcuno delle sue «vittime» o quando il «copia-incolla» è diventato pubblico. Come nel caso di Giulia Sissa o di Guido Zingari. Ma tant’è. Ah, per la cronaca, due studenti, nello stesso ateneo sono stati beccati a copiare la tesi e sospesi. Forse avrebbero preferito un richiamo...