«Cabaret Nino Rota», cinquant’anni di storia

Gioia fa rivivere note e motivi del grande maestro milanese

Carlo Faricciotti

La Napoli di Eduardo De Filippo ('Na nuttata adda passà), La Pappa col pomodoro del Giamburrasca televisivo, il cinema visionario e ironico, colto e popolare di Fellini, Zeffirelli, Visconti, Castellani...
Cabaret Nino Rota, diretto da Alfredo Arias e interpretato da Mauro Gioia, in scena al Teatro Filodrammatici, cuce assieme cinquant'anni di storia italiana - la guerra e il dopoguerra, il boom economico, la televisione, il varietà, il teatro, il cinema d'autore e quello popolare - con il filo delle canzoni di Nino Rota (1911-1979).
Note e motivi musicali creati dal maestro milanese su testi e parole di autori come Elsa Morante, Eduardo, Leo Longanesi, Mario Soldati, Suso Cecchi d'Amico, Andrea Zanzotto e tanti altri. Con una partitura giocata in nove quadri, Cabaret Nino Rota mette in scena un'ora esatta di cabaret che, con le sue ventiquattro canzoni, alterna sobrietà ed esuberanza, ironia e malinconia, proprio come nel cinema di Fellini, l'artista più esplicitamente evocato - e omaggiato - dallo spettacolo.
Gioia, 39 anni, è approdato a questo allestimento dopo anni di ricerche sulla produzione di Rota: «un materiale sterminato, in parte inedito e poco conosciuto - racconta -. Se dovessimo cercare un precedente cui paragonare una simile raccolta di canzoni, per dimensioni e spessore musicale dovremmo tirare in ballo i nomi di Eric Satie o di Kurt Weill, musicisti che come Rota riuscirono di fondere vari mondi, uscendo - volutamente - dai canoni dell'accademia alla ricerca di una terza strada basata sulla musica totale».
Dando voce ad alcune di queste melodie, che abbiamo imparato ad amare grazie ai capolavori di Fellini, Visconti, Coppola («dal clima languido, romantico, sentimentale del Padrino, forse una delle melodie italiane più famose nel mondo, al clima scherzoso della Pappa col pomodoro, passando per la melanconia di Gelsomina nella Strada», storie che mescolano l'infanzia, il vagabondaggio interiore, il dandismo disperato, il fallimento esistenziale, l'amore, il circo, il music hall, tra atmosfere da caffè concerto e immaginario circense) Gioia spera di «contribuire a far conoscere questo aspetto meno noto di un grande musicista italiano, autore di canzoni di rara e inattuale bellezza».
Un progetto che lo stesso Gioia paragona a «quello dell'archeologo, c'è quasi un gusto nel ricercare capolavori scomparsi o seppelliti nella memoria, sia essa storica come nel caso di questi film, o anche memoria affettiva, sentimentale: si tratta infatti di melodie che la gente conosce comunque anche senza sapere che appartengono a Rota».
Fortunatamente, secondo l'artista napoletano, ora «viviamo in un tempo in cui tutto è sovrapposto. La vera globalizzazione per me non è tanto geografica ma piuttosto cronologica, nel senso che noi adesso riusciamo a vivere contemporaneamente il passato, il presente e anche il futuro».