La Cabello sospira col pilota Travolta che canta «Volare»

Per i cinque minuti sul palco dell’ex Tony Manero si parla di un cachet di 300mila euro

Cristiano Gatti

nostro inviato a Sanremo

Quel che resta di Tony Manero, l'inquartatissimo e un po' stordito John Travolta, prova ad alzare un po' la febbre del lunedì sera. È la carta della disperazione, vista la raffica di no incassati da Panariello, ormai ridotto a buttadentro pur di arricchire in qualche modo il circolo degli invitati (sempre che non si voglia spacciare per vedette internazionali gli azzurri scopaioli del curling). La gag d'inaugurazione del 56esimo festival, sia detto senza cattiveria, è letteralmente penosa. Livello un po' sotto il Bagaglino. Ilary Blasi che dice di dover volare a Roma per prendere il ciucciotto del piccolo Christian, il costosissimo Travolta (si dice trecentomila euro) che entra vestito da comandante d'aereo per portarcela, Panariello che finge di non riconoscerlo. E quando lo riconosce, peggio ancora: cerca di farsi perdonare con il famoso inglese maccheronico, linguaggio molto meglio masticato dai Sordi di quarant'anni fa. A seguire, arriva Victoria Cabello, che lo intervista facendosi massaggiare il piede (da salvare solo l'inglese).
«We love you John Travolta», «Fantastic», «Wow»: della storica intervista, sopravviveranno soltanto questi originalissimi spunti. Non altro. Ma sì, meglio chiudere con un bel Volare, forse il vero inno italiano, la creatura di Modugno che ha già salvato dalle figuracce generazioni di connazionali. Panariello ultimo della lista. Però diciamolo: forse non è neppure giusto stroncare sul nascere il nuovo Sanremo. Quello che gli italiani vedono, o ascoltano, o si sorbiscono, è l'esatto risultato che si cercava in sede di ideazione. Si voleva un Sanremo facile, leggero, disimpegnato, innocuo, al limite dell'infantile. E il maestro del genere, Panariello, prontamente lo sta sfornando. I Sanremo contundenti, velenosi e avvelenati, capaci di incidere sulla vita nazionale, sono rimandati tutti a un'altra epoca. Debitamente lontani, temporalmente e idealmente, dalla campagna elettorale.
A un mese dal fatidico 9 aprile, questo dobbiamo tenerci. Il massimo della satira che Panariello si e ci concede punta contro Pupo e Michele Cucuzza. Appena un po' più in là si spinge la Cabello, indicando diversi posti vuoti «riservati al premier, che si siederà a seconda delle inquadrature». Sai il coraggio. La verità è che Panariello non vuole nuocere a nessuno. Ci sono persino i deferenti omaggi a tutte le generazioni dei suoi predecessori, da Bongiorno a Baudo, da Corrado a Bonolis (carogna, perché Nunzio Filogamo no?). Se si tiene conto che per simili creazioni sono serviti nove autori, il quadro diventa ancora più imbarazzante. Però attenzione: non ci sono margini di miglioramento. Questo il problema. Stasera premiano Cocciante, aspettano McCartney, che però del celebre Beatle ha solo il cognome, nonché la famosissima Hilary Duff (nelle pensioni della Riviera i nostri pensionati sono già in delirio). Giocandosi il tutto per tutto, preleveranno di peso la nuova madonna candelora d'Italia, quel Pupone Totti che porterà il cambio di biancheria alla moglie, la fornitura di pannoloni al figlio e qualche punto giallorosso di audience al famelico Panariello. Punto. Inutile aspettarsi improvvisi colpi d'ala. È durissima. Ci si aspettava tutti un Sanremo minestrina, ma ci si aspettava almeno di ridere. Scelta a caso: Victoria Cabello legge a Panariello un messaggino telefonico: «Dì a Panariello che sono fiero di avergli prestato il mio smoking. Firmato Luciano Pavarotti». Nove autori per una cosa simile. Sì, è il caso di chiedere scusa al Bagaglino.