Caccia ai cristiani a Bagdad Perfino i mortai per ucciderli

È ormai caccia ai cristiani nei quartieri di Bagdad, la capitale irachena dove vive circa la metà del mezzo milione di loro che è rimasto in Irak. Ieri in una nuova serie di attacchi contro le case e le proprietà dei cristiani sono stati fatti esplodere dieci granate e addirittura due colpi di mortaio nei distretti di Zayouna, Duara e al-Mansour.
Sei sono state le vittime degli attacchi e 33 i feriti. Responsabili sono i terroristi islamici di Al Qaida in Irak, che nei giorni scorsi avevano preannunciato l’avvio di una campagna anticristiana.
Gli attacchi di ieri seguono il sanguinoso assalto dello scorso 31 ottobre alla chiesa siro-cattolica di Nostra Signora della Salvezza a Bagdad, nel quartiere di Karrada, che aveva provocato la morte di 57 persone e il ferimento di altre cento. I terroristi di Al Qaida erano del resto stati chiarissimi: «Tutti i centri, dirigenti, organizzazioni, istituzioni e fedeli cristiani sono bersagli legittimi per i mujaheddin», avevano detto in un comunicato, firmato dallo Stato islamico in Irak, la succursale irachena dell’internazionale del terrore.
Appare ormai evidente la strategia scelta dai seguaci di Osama bin Laden: indurre i cristiani iracheni, che vivono in quel Paese da quasi duemila anni, ad abbandonare per paura la loro patria, dove hanno sempre convissuto pacificamente con i musulmani, e a rifugiarsi all’estero. Un obiettivo che non sembra irrealistico se ieri monsignor Atanase Matti Shaba Matoka, arcivescovo siro-cattolico di Bagdad, ha parlato di «terrore che bussa alle nostre porte», aggiungendo: «Le famiglie sono sconvolte. Tutti vogliono fuggire».
Di questa preoccupazione si sono ieri fatti interpreti in molti ai livelli più alti della politica internazionale e ovviamente della Chiesa cattolica. Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu si è detto «costernato» per la raffica di attentati contro i cristiani in Irak, e ha condannato gli attacchi. Lo ha riferito il presidente di turno dei Quindici, Mark Llayl Grant, ambasciatore della Gran Bretagna al Palazzo di Vetro. Il suo collega francese, Gerard Araud ha sottolineato che i cristiani sono «in prima linea» nel processo di ricostruzione democratica irachena. I «fondamentalisti», secondo Araud, «vogliono distruggere deliberatamente la comunità cristiana presente nel Paese». A Roma, il ministero degli Esteri ha espresso una forte condanna, chiedendo che il prossimo Consiglio degli esteri europeo discuta la questione.
Nella Chiesa, le parole del patriarca caldeo di Bagdad Emmanuel III Delly hanno fotografato la drammatica incertezza della situazione: «Contro la nuova ondata di terrorismo che ha messo nel mirino i cristiani di Irak, non si può far nulla se non pregare Dio affinchè fermi questi crimini», ha detto il cardinale. Il già citato arcivescovo Shaba Matoka ha invece chiesto direttamente l’aiuto del Papa. Così il segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone si è rivolto alle autorità irachene, chiedendo che «prendano in seria considerazionè il problema della difesa dei cristiani in Irak».