Caccia ai cristiani: otto medici trucidati dai talebani

Afghanistan, l'altra faccia della guerra. Sono volontari di un’organizzazione internazionale, ma secondo gli integralisti facevano proselitismo distribuendo bibbie L’associazione smentisce: "Non siamo missionari". Nel Paese però cresce il numero dei convertiti con cerimonie clandestine

Otto volontari stranieri e due collaboratori locali colpe­voli di curare gli afghani sono stati barbaramente uccisi nel Nord-est del Paese. Si trattava di oculisti, denti­sti e infermieri: sei americani, una britannica e una tedesca. Una banda di tagliagole li ha intercettati e derubati, per poi ammazzarli uno a uno. «Ieri (venerdì nda), intorno alle 8 del mattino- ha dichiarato Za­bihullah Mujahed, portavoce dei talebani - una delle nostre pattuglie si è imbattuta in un gruppo di stranieri. Erano mis­sionari cristiani e li abbiamo uccisi tutti». Secondo i taleba­ni, avevano bibbie scritte in Dari, una delle due lingue uffi­ciali dell’Afghanistan. Oltre a navigatori satellitari e mappe, che i talebani considerano ar­nesi di spionaggio. Da Kabul, Dirk Frans, il re­sponsabile della missione di volontari, ha smentito la sto­ria del proselitismo e dello spionaggio: «Non è per nulla vero». L’Iam, organizzazione umanitaria di cui alcune vitti­me facevano parte, è dichiara­tamente cristiana e ha come simbolo un globo con la croce stilizzata. In Afghanistan si calcola che ci siano almeno un miglia­io di convertiti grazie a perso­nale delle ong, cappellani mi­litari stranieri e «missionari» clandestini soprattutto evan­gelici o battisti. La strage è av­venuta venerdì o giovedì nel distretto di Kuran Wa Mujan al confine fra la provincia di Badakshan e quella del Nuri­stan. La prima dovrebbe esse­re fra le più tranquille del Pae­se; la seconda si estende verso il confine pachistano.In quel­l’­area di frontiera sono stati se­gnalati non solo talebani, ma cellule di Al Qaida e uomini di Gulbuddin Hekmatyar, che pure hanno rivendicato il massacro. Dopo due settimane e mez­zo di visite oculistiche e denti­stiche a circa 400 afghani dei villaggi circostanti, il gruppo si stava spostando verso la fo­resta. Il generale Agha Noor Kemtuz, capo della polizia lo­cale, sostiene che gli abitanti del posto avevano sconsiglia­to loro il viaggio. I suoi agenti hanno trovato tre fuoristrada sforacchiati dai proiettili e i corpi senza vita dei volontari. Le due guide afghane uccise venivano dalla provincia di Bamyan e dalla valle del Panjsher, invise ai talebani. L’unico che si è salvato era un interprete della zona, che per evitare l’esecuzione ha dovu­to ripetere i versetti del Cora­no dimostrando di essere un fervente musulmano. Secon­do il suo racconto gli stranieri sono stati prima derubati e poi uccisi uno a uno. Il capo missione era Tom Lit­tle, oculista di Delmar, nello stato di New York. Conosceva l’Afghanistan da 30 anni. Nel 2001 era stato espulso dai tale­bani dopo l’arresto di 8 volon­ta­ri cristiani accusati di prose­litismo. Un reato che ancora oggi in Afghanistan prevede la pena di morte. La dottoressa Karen Woo, 36 anni, di Londra, faceva par­te di un’altra ong e aveva de­scritto sul suo blog la missio­ne. «Il camino non sarà facile. Ci metteremo tre settimane. Dovremo andare a piedi e af­fittare cavalli per il materia­le », scriveva. «La spedizione ri­chiederà forza fisica e menta­le e non sarà esente da rischi», aveva ammesso il medico in­glese. Non è escluso che gli assassi­n­i siano una banda mista di la­droni mezzi talebani o legati ad Hekmatyar, ma la questio­ne del proselitismo esiste. Fra maggio e giugno sono stati de­nunciati da una televisione privata 25 afghani convertiti al cristianesimo a Kabul. Altri 150 sono fuggiti nella vicina India per evitare la morte. Un migliaio sarebbero i converti­ti clandestinamente, che pro­fessano in segreto la loro fede in Cristo. Le fotografie dei 25 mostra­no gli afghani che pregano in una specie di chiesa ricavata in un appartamento. Tutti in­dossano una tunica bianca e vengono «battezzati» con un secchio d’acqua o in vasca da bagno da un norvegese e un altro straniero di due ong. Al­meno 13 organizzazioni uma­nitarie cristiane a Kabul sono nel mirino. Anche traduttori e collabo­ratori dei militari stranieri, a cominciare dagli americani della base di Bagram, sono sta­ti convertiti. Singoli cappella­ni militari o soldati portano con loro qualche volantino, un Vangelo o una Bibbia di troppo. Talvolta convincono i giovani afghani che usano il computer a iscriversi a new­sletter cristiane o a seguire i ca­nali satellitari dei predicatori americani.