È caccia all’uomo del Suv Gli amici del vigile ucciso: «Prenderemo noi il killer»

LA TRAGEDIA DI VIA VARÈ La città sconvolta. Colleghi sotto choc per l’omicidio dell’agente: «Devastati» Il ghisa, fuori dal servizio, aiutava un’associazione di disabili

«Lo prenderemo a tutti i costi quel maledetto». Sconvolti, arrabbiati. I vigili di Milano cercano di mettere da parte il dolore e si fanno in quattro pur di trovare il Suv che ieri, nel tardo pomeriggio, ha ucciso un loro collega Niccolò Savarino in bici, trascinandolo per mezzo chilometro senza pietà in via Varè, zona Bovisa. Niccolò era stimato da tutti,era conosciuto per essere un uomo corretto e riservato, ma senza renderlo pubblico, si occupava anche fuori dal servizio di fare volontariato in favore dei disabili.
«Lui non voleva farsi pubblicità - dice un collega e amico - ma io so che lavorava da anni per assistere gli handicappati perchè mia sorella è ammalata di una patologia invalidante e mi raccontava che lui faceva parte dei volontari di un’associazione». «E ora - dicono i colleghi - ci metteremo l’anima per trovare chi l’ha ucciso.
Intanto la fidanzata è in lacrime all’ospedale Niguarda dove l’uomo è stato portato in un disperato tentativo di salvarlo. Al comando di piazza Beccaria si trattengono a stento le lacrime. «Ci sentiamo devastati». Ogni agente sa che quella sorte poteva toccare a lui, senza motivo. «Là fuori è una giungla» commenta Sergio Bazzea, in servizio da vent’anni. «Forse non tutti si rendono conto che lavorare per strada non è un gioco, rischiamo la vita tutti i giorni». Ora più che mai, sembra urgente convocare un tavolo di discussione sul tema della sicurezza. «Lo chiediamo da tanto tempo - interviene Aldo Tritto, del coordinamento sindacale autonomi dei vigili - Ma non può essere più rimandato, in questo periodo ne stanno succedendo troppe e bisogna tutelare sia noi vigili, sia i pedoni e i cittadini».
Per rendere più vivibile la strada, si potrebbe cominciare da qualche accorgimento: ad esempio trovare una soluzione alle doppie file e agli ingorghi nelle zone più critiche. In questo modo si renderebbe un po’ più «rilassata» la situazione. Con amarezza Tritto nota che «gli atteggiamenti più arroganti sono sempre quelli di Suv e Cayenne». E i suoi colleghi confermano: «Un Suv è pericoloso anche in un semplice tamponamento tra auto». Sul luogo della tragedia è subito accorso lo stesso comandante dei vigili Tullio Mastrangelo: «Una vera tragedia - ha detto - conoscevo quel vigile, un vigile di quartiere, molto bravo e professionale». Bazzea, del sindacato Sulpm, fa notare un paradosso: «Purtroppo il nostro collega ha perso la vita. Ma ora, con il decreto Monti, anche chi resta invalido per incidenti del genere perde la causa di servizio, che riconosce invalidità e pensione. Siamo abbandonati a noi stessi. Da questi politici solo lacrime di coccodrillo».
Solidarietà alla famiglia del vigile ucciso arriva anche dagli ausiliari della sosta, altrettanto sgomenti per «l’assurdo episodio». «Anche noi siamo sempre per strada e abbiamo paura - sostiene Silvio Zicari, in servizio notturno assieme a due colleghe al Castello Sforzesco -. Se ci capita qualcosa non abbiamo nemmeno un’arma. L’ex vicesindaco De Corato aveva tolto i servizi notturni ma Atm ha deciso di rimetterci in strada la notte».