La caccia alle streghe che perseguitò i «rossi»

Dal 1950 una speciale commissione mise al bando gli «antiamericani»

Mauro della Porta Raffo

A partire dal 1950 la Commissione senatoriale incaricata di sorvegliare e reprimere le attività antiamericane (istituita prima della Seconda guerra mondiale in contrapposizione a nazismo e fascismo, e poi, negli anni Quaranta, praticamente dalla «guerra fredda», aveva preso sotto osservazione in particolare il comunismo), fu presieduta dal senatore repubblicano Joseph McCarthy. Questi, usando metodi persecutori e diffamatori, si lanciò in una spietata campagna che coinvolse non solo i pochi veri comunisti ma anche le loro famiglie, molti semplici simpatizzanti e anche chi con il cosiddetto «pericolo rosso» non aveva nulla a che fare. In particolare, la serie di inchieste aveva come obiettivo gli intellettuali del mondo dello spettacolo (anche se alcune famose azioni come quella contro «i Dieci di Hollywood» avevano avuto luogo in precedenza), i letterati e i giornalisti, molti dei quali finirono per essere inclusi in particolari «liste nere» e per perdere ogni possibilità di lavoro.
Fra i mille perseguitati, Charles Chaplin, Joseph Losey, Jules Dassin, Irwin Shaw - che lasciarono gli Usa stabilendosi in Europa - Dashiell Hammett (che per non rivelare i nomi dei «compagni» finì in galera), Lillian Hellman, il grande drammaturgo Arthur Miller che al riguardo scrisse Il crogiolo basato sull’ultima reale persecuzione - a Salem, nel 1692 - in America delle cosiddette streghe, dando modo agli storici di definire quella in corso come «caccia alle streghe». Per la storia, avendo decisamente esagerato (era arrivato ad accusare di intelligenza con i «rossi» perfino alti personaggi del governo Eisenhower) e succube della bottiglia, McCarthy fu esautorato dalla presidenza della «sua» commissione nel 1954. Morirà, solo e dimenticato, tre anni dopo. Il neologismo che da lui prese nome indica ancora oggi ogni pratica di persecuzione per motivi ideologici.