«Caccia alle streghe» in salsa africana

Ariela Piattelli

Il cinema africano torna a Roma con l’anteprima del film Delwende, lève-toi et marche del regista burkinabé S. Pierre Yaméogo (vincitore del Prix de l’Espoir al Festival di Cannes 2005 nella sezione Un certain régard) questa sera alle 21 al cinema Nuovo Olimpia (via in Lucina, ingresso gratuito sino a esaurimento posti). Un viaggio attraverso la cultura, e le sue contraddizioni, della società rurale del Burkina Faso, un ritratto dei costumi ancestrali del luogo, di cui spesso le donne sono vittime.
Delwende, lève-toi et marche racconta infatti l’espulsione da un villaggio di una delle cosiddette «mangiatrici di anime», che la credenza popolare ritiene (ancora oggi) responsabili di morti inspiegabili. È la storia di due donne, Pougbila e sua madre. Una vittima di uno stupro, l’altra della superstizione imperante. Pougbila si ribellerà, decidendo di opporsi ai soprusi continui, così inizia il suo cammino verso la verità. Questo film rappresenta il «prolungamento ideale» del lavoro già intrapreso da S. Pierre Yaméogo con un documentario dedicato alle «mangiatrici di anime», e ai ricoveri dove vengono accolte queste donne quando sono cacciate dalla loro comunità. In alcuni nuclei sociali le superstizioni rappresentano una vera e propria piaga.
Attraverso il cinema, come strumento di conoscenza, si può tentare di sfatare alcune credenze popolari che continuano ancora oggi a mietere vittime. S. Pierre Yaméogo, esponente del «Neorealismo africano», fa certamente parte di quella schiera di registi che crede nella funzione sociale della settima arte: «Mi ispiro alla realtà perché credo che la pellicola sia innanzitutto un mezzo di informazione. E l’Africa è piena di cose su cui vale la pena essere informati. - racconta Yaméogo - Molte persone in Burkina credono ancora oggi alla leggenda delle mangiatrici di anime. Il film ha lo scopo di far evolvere le mentalità e sfatare queste superstizioni. Con Delwende ho voluto mostrare come ancora oggi alcuni membri delle piccole comunità rurali usino al loro vantaggio le credenze popolari, truffando di fatto il prossimo per esercitare il potere. Sono gli uomini che le hanno stabilite, ed è ora che gli uomini le cancellino».