Caccia alla balene, Corea pronta a riattivare la flotta

Mentre i Paesi erano riuniti a Roma per discutere un potenziale accordo con il
Giappone per ridurre la cosiddetta "caccia per fini scientifici", la Corea ha
annunciato che se un simile accordo andrà avanti, cercherà di ottenere una quota
e riattiverà la sua flotta baleniera

Roma - Mentre i Paesi erano riuniti a Roma per discutere un potenziale accordo con il Giappone per ridurre la cosiddetta "caccia per fini scientifici", la Corea ha annunciato che se un simile accordo andrà avanti, cercherà di ottenere una quota e riattiverà la sua flotta baleniera.

Allarme balene La Whale and dolphin conservation society, per lungo tempo ha sottolineato, con forte preoccupazione, il fatto che una nuova categoria di caccia alle balene come quella prevista dall’accordo del Compromesso non farebbe che peggiorare la situazione, spingendo altri paesi ad avviare attività di caccia baleniera. Per questo motivo, l'organizzazione non è rimasta sorpresa di fronte all’annuncio fatto dalla Corea nel corso del meeting, di essere interessata a riprendere la caccia alle balene

Le difficoltà incontrate E' impossibile controllare le attuali attività di caccia senza un impegno concreto relativamente a quelle in corso e a eventuali future attività. I sostenitori dell'accordo del Compromesso non hanno neanche valutato come affrontare il problema della caccia norvegese e di quella islandese. Gli organizzatori della riunione hanno cercato di mantenere la riservatezza sul meeting e sull’intero processo relativo all’accordo, escludendo il pubblico e i media per evitare critiche immediate alle loro azioni. Sin dall’inizio, la Wdcs ha condannato tale segretezza come mancanza assoluta di responsabilità, un passo indietro per le convenzioni internazionali che si occupano di programmi multilaterali.

Riviste le restrizioni Le restrizioni sono state riviste per consentire ai partecipanti di dare informazioni alla fine del meeting. "Questa segretezza rivela che molti governi preferirebbero discutere a porte chiuse questioni che i loro elettori considererebbero abominevoli", ha dichiarato Sue Fisher, leader della campagna della Wdcs contro la caccia baleniera. "Il modo di agire dei paesi balenieri in questa occasione - ha continuato Fisher - dovrebbe far capire al mondo che qualsiasi tentativo di accogliere le loro richieste equivarrebbe a una tragedia per le balene".

Il compito delle ong Un numero di ong senza precedenti ha appoggiato la dichiarazione della Wdcs nella quale si lancia un appello alla IWC affinché la minaccia rappresentata dall’aumento del commercio internazionale di prodotti provenienti dalla caccia baleniera da parte di Norvegia, Islanda e Giappone venga affrontata con maggiore serietà. Nonostante nel 2007, all’inizio delle negoziazioni, il Presidente abbia chiesto a tutte le parti di "agire in buona fede", i paesi balenieri hanno apparentemente lanciato una campagna per destabilizzare ulteriormente il sistema, commerciando deliberatamente prodotti derivati dalla caccia. La Wdcs teme che tale commercio internazionale non regolamentato provocherà l’aumento della caccia non sottoposta a controllo. 

L'appello ai governi “I governi dovrebbero ricordarsi che hanno delle responsabilità nei confronti dei loro cittadini e che la trasparenza è la chiave per guadagnarsi la fiducia del pubblico. Una cosa è certa: la maggior parte della gente vuole difendere il futuro della balene e vuole che la caccia commerciale abbia fine”, ha dichiarato Nicolas Entrup, portavoce della Wdcs.