Caccia al basista per scovare la banda

da Milano

In episodi come questi infatti gli inquirenti vanno a scartabellare nei famosi «precedenti» per cercare una vicenda che presenti caratteristiche analoghe. Possibilmente già risolto e con i banditi individuati e assicurati alla giustizia. A questo punto gli investigatori vanno a verificare che fine abbiano fatto i protagonisti, se sono ancora in carcere, e se sono fuori e li «attenzionano» come si dice in gergo. Tradotto in italiano significa porli sotto stretta sorveglianza con pedinamenti e intercettazioni telefoniche e ambientali.
Ma in questo caso, come detto, non ci sono precedenti, né a Milano, né nel resto del Paese. Quindi bisogna partire da zero, andando a controllare una serie infinita di particolari. Partendo dal fatto che i banditi avevano almeno un basista che li ha informati sulla planimetria degli edifici, i movimenti degli inquilini dei due stabili coinvolti, uno dei quali interessato da lavori di ristrutturazione, e infine la data i l’ora in cui casa Damiani, come fanno ogni mese, avrebbe aperto la «maison» per offrire l’aperitivo e mostrare la collezione ai clienti più importanti.
La polizia dunque dovrà passare a setaccio gli impiegati della Damiani, i dipendenti dell’impresa edile che sta eseguendo i lavori in corso Magenta 80, i camerieri mandati dalla ditta di catering incaricata del buffet e la società di pulizie che ha mandato una loro addetta a pulire la gioielleria.
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