Caccia al colpevole nella Cdu E nel mirino finisce Stoiber

Ma non è esente da critiche neanche la Merkel, alla quale fa ormai ombra l’astro nascente di Christian Wulff

Salvo Mazzolini

da Berlino

Per la Cdu, il partito di Adenauer e di Kohl, quello di domenica è stato uno dei peggiori risultati della sua storia e il fatto che sia riuscita a conquistare per un pelo la maggioranza relativa è solo una magra consolazione dovuta, tra l'altro, alle perdite più pesanti subite dagli avversari socialdemocratici. Inevitabile, quindi, che all'indomani della brutta figura nel partito di Angela Merkel sia incominciata la caccia agli errori e ai colpevoli, il dibattito su cosa e chi non abbia funzionato.
Un dibattito che per il momento si svolge senza clamore per non proiettare l'immagine di un partito litigioso oltre che umiliato; più con accenni e ragionamenti discreti che con accuse dirette e ad alta voce. Ma avviene.
E uno dei personaggi sul banco degli imputati è Edmund Stoiber, capo della Baviera e leader della Csu, l'Unione cristiano-sociale, l'ala bavarese della Cdu.
A Stoiber vengono attribuite parecchie colpe. Intanto il forte calo del suo partito in Baviera dove la Csu, molto radicata sul territorio e al potere da sempre, non ha mai avuto meno della maggioranza assoluta. Questa volta no. Ha perso oltre ottocentomila elettori, il 9,5% rispetto alle ultime politiche, e per la prima volta è andata sotto il 50%, contribuendo non poco alla sconfitta della Merkel.
Una perdita di consensi dovuta principalmente al calo di popolarità di Stoiber, accusato di guidare il partito con metodi autoritari e di ostacolare le nuove leve. Il numero due della Csu, Barbara Stamm, scrisse tempo fa che nella Csu tutto viene deciso da Stoiber e da un gruppo ristretto di fedelissimi, soffocando qualsiasi possibilità di dibattito.
E non è la sola accusa che viene fatta a Stoiber. In piena campagna elettorale, quando era chiaro che il voto dei Länder orientali avrebbe avuto un notevole peso, Stoiber definì i tedeschi dell'Est «cittadini frustrati ai quali non permetteremo di decidere chi sarà a guidare la Germania». Una sparata che certo non ha aiutato la povera Merkel a conquistarsi i voti dell'Est. Tre anni fa Stoiber tentò la corsa alla Cancelleria ma fu bruciato da Schröder. Sembra che non abbia mai accettato questa sconfitta e durante l'ultima campagna elettorale ha fatto di tutto per essere in primo piano, sempre al fianco della Merkel, come per sottolineare che in caso di vittoria lui sarebbe stato uno dei padroni del futuro governo. Una presenza che avrebbe recato più danni che benefici data la scarsa popolarità del personaggio.
Ma anche ad Angela Merkel vengono rivolte delle critiche. La scelta, come suo eventuale ministro delle Finanze, di Paul Kirchhof, il sostenitore della aliquota fiscale unica del 25% in cambio di tagli a sgravi e sussidi, si è rivelata un regalo inaspettato agli avversari. Schröder ha giocato la carta Kirchhof con una spregiudicatezza da manuale, facendo credere che si trattava di una riforma per i ricchi e contro le classi deboli. È vero il contrario, ma Kirchhof è un professore di università, non un politico e si è difeso male. Inoltre la scelta di Kirchhof sarebbe avvenuta per sbarrare la strada ad uno dei personaggi più brillanti della Cdu, Friedrich Merz.
E qui verrebbe fuori un altro difetto della Merkel: non ama circondarsi di personaggi che le diano ombra. E questo spiegherebbe il motivo per cui durante la campagna elettorale rarissime sono state le sue apparizioni con Christian Wulff, altro grande nome della Cdu, al primo posto nella graduatoria dei politici più popolari e ora indicato come possibile nuovo uomo forte del partito. Ma forse, dopo il voto di domenica, Angie ha imparato.