A caccia delle ossa di Caravaggio nel cimitero di Porto Ercole

Non c'è pace per le spoglie del grande pittore<BR> e nemmeno per coloro che sono stati sepolti<BR> vicino a lui. Per scoprire quali siano i suoi<BR> veri resti verranno compiuti centinai di esami

Inizia oggi il conto alla rovescia per l'esame dei resti ossei di Caravaggio. Si è completato ieri, infatti, il recupero dell'intero ossario ospitato nella cripta della chiesa del cimitero di Porto Ercole, dove si pensa sia contenuto anche lo scheletro del famoso pittore morto nella località di mare nel 1610. In realtà, questa fu solo la seconda destinazione del corpo di Michelangelo Merisi da Caravaggio. Secondo Silvano Vinceti, presidente del Comitato Nazionale per la Valorizzazione dei Beni Storico Culturali e Ambientali, il corpo del pittore fu portato dopo la sua morte, avvenuta nell'ospedale di porto Ercole e non sulla spiaggia come si è soliti affermare, al cimitero di San Sebastiano (ora diventato un giardino) e poi di seguito trasportato nell'ossario della cripta presso l'attuale cimitero di Porto Ercole. I resti ossei, recuperati oggi insieme a tanti altri contenuti nell'ossario, arriveranno domattina al dipartimento di antropologia dell'Università di Bologna con sede a Ravenna, dove in collaborazione con le università di Lecce, Pisa e L'Aquila inizierà la fase della ricerca scientifica vera e propria. L'università di Lecce si occuperà di effettuare l'esame del carbonio 14 al fine di datare l'età di ogni singolo reperto. Dopo una prima selezione che stabilirà il sesso e la data dei resti, si procederà all'esame del DNA comparato con quello dei discendenti in via paterna del grande pittore, presenti a Caravaggio. «Attraverso quest'ultima operazione -spiega Vinceti- si procederà all'esame microbiologico presso l'università di Pisa. Sarà un'operazione complicata ma affascinante perché ci consentirà di risalire alla tossicità dovuta all'uso dei colori, alle malattie contratte da Caravaggio e quindi al vero motivo della sua morte».
MSac