Ma la caccia è di destra?

OSTACOLI La passione è talmente poco «politica» da resistere alla burocrazia e alle tasse dei vari governi

Un putiferio. È bastato che il ministro del Turismo Michela Brambilla dicesse, nell’intervista al Giornale dello scorso primo dicembre, che il «Pdl non è più il partito delle doppiette», per scatenare una dura reazione del mondo della caccia. Secondo l’esponente lombardo del Popolo della libertà, da anni impegnata sul fronte animalista, c’è una nuova generazione, rappresentata anche in Parlamento, che ha preso le distanze dall’attività venatoria. Brambilla, pur non chiedendo l’abolizione della caccia in ossequio alla libertà individuale, ritiene che vada esercitata nelle riserve e incita gli enti locali a smetterla con le deroghe. Apriti cielo. Al di là delle normali divergenze d’opinione in materia, anche tra politici dello stesso partito, si è soprattutto scatenata una bufera nei siti frequentati dal variegato mondo degli appassionati della caccia. Le reazioni sono durissime: l’intervista è finita sui forum di decine di siti come ilbraccoitaliano.it, oppure ilcacciatore.com e ovviamente ha provocato centinaia di interventi. C’è chi se la prende con le associazioni venatorie che non fanno abbastanza lavoro di lobby, chi si sente abbandonato dalla politica, chi invita i cacciatori a unirsi per contare di più politicamente. Altri invitano i politici a occuparsi di altri temi e lasciare la caccia libera di essere esercitata. Ma soprattutto sono tante le accuse rivolte da chi si sente tradito dalla presa di distanza del ministro. Il che significa che nel mondo delle doppiette c’è chi si sentiva rappresentato dal principale partito del centrodestra. Un idillio giunto alla fine? Abbiamo chiesto di rispondere a questa domanda al responsabile caccia del Pdl e a un nostro editorialista appassionato di caccia.