Caccia grossa per acchiappare Fitzgerald

A settant’anni dalla morte dell’autore di <em>Tenera è la notte</em> e de <em>Il
grande Gatsby</em> il copyright sta per scadere. E' battaglia tra editori per
pubblicare in tutta fretta le sue opere. Magari con la traduzione dello
scrittore giusto

Non è senz’altro la guerra dei diritti televisivi ma la battaglia sul campo (di carta) dei diritti letterari dei grandi scrittori scomparsi da 70 anni è già cominciata. Dopo 70 anni, infatti, tutti gli scrittori diventano patrimonio dell’umanità e qualunque editore può pubblicare liberamente i loro romanzi, saggi e scritti (a meno che non appartengano a Fondazioni private). Ed è in virtù di questi giochi e conti editoriali che di anno in anno i riflettori si accendono sui classici moderni. Il 2011 sarà all’insegna di Francis Ford Fitzgerald, lo scrittore americano autore di romanzi di culto come Il Grande Gatsby, Belli e Dannati o L’Età del jazz. Nato a Saint Paul il 24 settembre 1896 e morto a Hollywood il 21 dicembre 1940, è stato senza dubbio l’esponente più «spericolato» della Lost Generation, quella «Generazione Perduta» di artisti che dopo aver combattuto la Prima Guerra Mondiale in Europa decisero di stabilirsi a Parigi: da Hemingway a Ezra Pound, da Sherwood Anderson a John Dos Passos, quasi poi tutti immortalati in Fiesta di Hemingway. E così, trascorsi i fatidici 70 anni dalla sua morte, tutte le opere di Fitzgerald, fino ad oggi proposto in Italia dal gruppo Mondadori tornano libere. Ad anticipare tutti è stata Adelphi che ha pubblicato integralmente pochi mesi fa The Crack Up, una raccolta di tre articoli giornalistici sospesi tra una sorta di testamento e la confessione di un uomo e di un artista di fronte a Il Crollo (questo il titolo in italiano). Scritti per l’Esquire nel 1936 rappresentano la «bancarotta affettiva» di Fitzgerald: la «crepa» nel piatto, il momento della crisi. È una disperata ammissione della propria incapacità di lavorare, di credere ancora nella forma-romanzo e nella letteratura: «Io volevo soltanto una pace assoluta per riflettere sul perché avessi sviluppato un atteggiamento triste nei riguardi della tristezza, un atteggiamento malinconico nei riguardi della malinconia e un atteggiamento tragico nei riguardi della tragedia». Fitzgerald aveva avuto uno straordinario successo da giovane. Poi qualcosa si incrinò. I suoi romanzi non vendevano più come prima. Il lavoro ad Hollywood come sceneggiatore era frustrante. Lui voleva scrivere romanzi e a furia di buttar giù parole in cui non credeva, le parole finirono per abbandonarlo. Da solo si era fatto credito e ora da solo andava in fallimento. Un fallimento che si respira, in parte, anche in Come vivere con 36 mila dollari all’anno (appena edito da Mattioli 1885, pagg. 86, euro 10): tre scritti giornalistici del 1924 in cui lo scrittore americano descrive le proprie disavventure finanziare. Il titolo, se pensiamo a cosa erano 36 mila dollari negli anni ’20, potrebbe indignare la «generazione mille euro» ma per uno scrittore abituato a vivere negli alberghi più lussuosi e a considerare Tenera la notte rappresentavano un vero tracollo. Perché le speranze (economiche) e le velleità (artistiche) qui lasciano il posto a qualcosa di più amaro: la sensazione dello scrittore di vivere in una «liquida oscurità».
Ma la vera battaglia editoriale si combatterà a gennaio con la riproposta dei suoi libri più celebri. Si inizia con Il Grande Gatsby, i Racconti dell’età del jazz e Tenera è la notte proposti in edizione supereconomica da Newton Compton (con prefazione di Walter Mauro e traduzione di Bruno Armando, a soli 4,9 euro). Dal 12 Il Grande Gatsby si troverà anche nella Universale Ecomica Feltrinelli (euro 12) tradotto da Franca Cavagnoli. Minimum fax punta sulle traduzioni d’autore: a fine gennaio manda in libreria i Racconti dell’età del jazz, nella versione italiana firmata da Giuseppe Culicchia (scrittore e già traduttore di Bret Easton Ellis) e Il Grande Gatsby nella versione di Tommaso Pincio.
E in Italia già si pensa al 2012 quando scadranno i diritti di James Joyce: per adesso è senz’altro da annotare l’Ulisse che Newton Compton presenterà nella traduzione del giovane Enrico Terrinoni, già considerato un piccolo genio dell’opera joyciana e membro d’onore di numerose società accademiche irlandesi specializzate nel maggiore scrittore d’Irlanda di tutti i tempi. Ancora nessuna indiscrezione per il destino editoriale di Virginia Woolf: anche i diritti della grande scrittrice inglese, tra le prime a modernizzare la letteratura del ’900, scadranno nel 2012 ma almeno da noi tutto tace.