Caccia grossa ai killer del pregiudicato ucciso

È caccia al commando assassino di Stefano Nataloni, il pregiudicato di 37 anni freddato giovedì a pochi passi dalla sua abitazione in largo Emilio Quadrelli al Corviale. L’uomo era uscito di galera poco più di un mese fa, il 5 agosto e qualcuno deve avergliela «promessa». Il segnale c’era stato qualche giorno fa: mentre cammina in strada Nataloni, che ha reati di droga alle spalle, viene avvicinato e affrontato a pistolettate. Un proiettile lo colpisce a un gluteo; medicato al San Camillo dirà alla polizia che ad aprire il fuoco sono stati tre uomini, accento e connotati slavi, ma che lui non conosce. Un avvertimento o, forse, semplicemente il bersaglio mancato? Poco prima della mezzanotte di giovedì, Nataloni viene visto discutere animatamente in un piazzale sotto il «serpentone» di cemento e disperazione sulla collinetta che affaccia sulla Portuense. Nella «Alcatraz» tirata su sul modello fallimentare delle città-stato russe qualcuno assiste alla scena. Passa poco tempo. Il gruppetto torna «sotto» a Nataloni, lo chiama, lo attira in «trappola». Gli sparano a bruciapelo quattro colpi. Per ammazzarlo: tre alla testa, uno al torace. Stefano cade a terra in una pozza di sangue. Quelli si dileguano a bordo di tre scooter. Un’esecuzione in piena regola. Sul posto piombano gli uomini della Squadra Mobile, quelli della polizia Scientifica. Nelle tasche dei pantaloni della vittima ci sono tracce di polvere bianca, forse cocaina, e hashish. Un regolamento di conti per una partita di droga non liquidata ai fornitori? Le indagini puntano all’ambiente del piccolo spaccio di borgata. Gli inquirenti stanno raccogliendo ogni elemento utile, ascoltando anche le due sorelle di Nataloni, pure loro residenti al Corviale anche se in un appartamento diverso. Sotto setaccio il telefonino della vittima. Gli investigatori stanno risalendo attraverso i tracciati alle ultime chiamate in entrata e in uscita dell’uomo.