Caccia tra i nomadi ai vandali antisemiti

Le indagini puntano sui rom del campo di via Triboniano. La comunità: «Insieme fermiamo le profanazioni»

«Un atto teppistico che comunque ha delle implicazioni e delle sfumature sia di antisemitismo che di razzismo squallide». Così il questore Paolo Scarpis ha commentato il danneggiamento della quarantina di lapidi nel settore ebraico del cimitero Maggiore dell’altra notte. È vero, infatti, che si allontana sempre più l'ipotesi di un premeditato raid di antisemiti (che, altrimenti, per un fatto di tale portata - mai avvenuto prima a Milano - avrebbero avvertito la necessità di «firmare» il gesto). Tuttavia, alla pista del gesto vandalico puro e semplice - e probabilmente messo in atto da dei nomadi della zona indispettiti perché, quella stessa sera, la polizia aveva interrotto una delle loro feste - si vede comunque un chiaro intento di sfregio. Per gli investigatori, infatti, il gesto è troppo smisurato perché chi l’ha commesso, pur tra i fumi dell’alcol, l’abbia fatto casualmente, come se entrasse in un’area qualunque del cimitero Maggiore.