A caccia del maniaco che assale in ascensore

Colpisce in ascensore e le sue vittime sono sempre ragazzine. Gli danno la caccia polizia e carabinieri ma di lui un identikit preciso non c' è. In un anno ha già compiuto sedici aggressioni, in vari punti della città, e per i giornali è ormai «il mostro dell' ascensore». L' ultimo caso, riportato ieri dai giornali, è avvenuto lunedì scorso: vittima una ragazzina undicenne. Il maniaco agisce sempre nello stesso modo: segue le sue prede all' uscita da scuola fino al portone di casa. Aspetta che entrino nell' ascensore e poi si infila anche lui nella cabina.
Coltello in mano, le minaccia e intima loro di non urlare. Poi le costringe ad avere rapporti, più o meno spinti. Nell' ultimo caso, avvenuto in via Tanini, nel quartiere di Borgoratti, un palpeggiamento.
Gli investigatori, coordinati dal sostituto procuratore Giovanni Arena, sono giunti alla conclusione che a colpire sia sempre la stessa persona. Ma l' unica certezza che hanno in mano è il Dna estratto sui reperti organici repertati in due aggressioni: il 20 giugno in via Amarena e il 17 settembre in via Borgoratti, la stessa strada scelta dal maniaco lunedì scorso. Per smascherarlo stanno lavorando insieme la Squadra Mobile della Questura, il nucleo operativo del Comando provinciale dei carabinieri, le compagnie dell' Arma di San Martino e Sampierdarena, nel ponente cittadino. Si sono divisi le attività di indagine anche in relazione alle zone della città dove si sono verificati i vari episodi.
Nei confronti di polizia e carabinieri, il maniaco sembra aver messo in atto una sfida. Si sposta fra vari quartieri. Dopo aver prediletto, per otto mesi, le zone di San Fruttuoso e Marassi, si è spostato nel levante cittadino, in via Borgoratti (17 settembre), per poi passare a ponente in Via Scarpanto (30 settembre), in corso Martinetti (21 ottobre), e in corso Magellano (27 ottobre). Lunedì, di nuovo, nel levante, e di nuovo in via Borgoratti. Qui, ha preso di mira una preda giovanissima, appena undici anni. La ragazzina, terrorizzata, ha raccontato ai genitori che un uomo l' aveva tenuta prigioniera nell' ascensore. In questura è stata ascoltata due volte, in compagnia di una psicologa. Del suo aggressore, avrebbe fornito una descrizione piuttosto precisa: sui venticinque-trent'anni, alto circa un metro e ottanta, codino, barba incolta, carnagione piuttosto scura.
Ma, sottolineano gli inquirenti, non sempre le descrizioni fornite dalle vittime coincidono completamente per cui, finora, del maniaco si ha soltanto «un'idea di massima, vaga».
Tre, finora, i fermati, tutti scagionati. Il primo, un impiegato, era stato individuato in seguito alle descrizioni di cinque ragazze che dicevano di averlo riconosciuto, ma nei suoi confronti non sono state trovate prove. Il secondo, arrestato dopo l' aggressione ad una trentenne a Marassi, era risultato estraneo alle violenze negli ascensori. Il terzo, uno studente di 19 anni del liceo artistico, era stato arrestato, su segnalazione di una delle vittime delle molestie, nella zona del porto antico di Genova mentre comprava dei cd. Ma anche in questo caso, nessuna prova. Gli inquirenti escludono che si tratti di lui.