Caccia al Raìs, bombe su Sirte E i ribelli fanno arresti di massa

Lo scenario a questo punto rischia di farsi imbarazzante. Mentre la Corte Internazionale attende di aver tra le mani Muhammar Gheddafi e processarlo per crimini contro l’umanità a Tripoli e dintorni continuano a spuntare pile di cadaveri torturati e seviziati. E non sono, purtroppo, solo vittime del rais come quelle identificate da Amnesty International in una galera del regime. Molti di quei corpi martoriati, molti di quei prigionieri finiti con un colpo alla nuca sono ex lealisti, ex miliziani colpevoli soltanto d’aver indossato la divisa del regime. Uno spettacolo non proprio edificante che costringe Rupert Colville, portavoce dell’Onu per i diritti umani, a rivolgersi ai capi delle forze ribelli invitandoli a non indulgere in «vendette o atti criminali».
E continuano per ammissione degli stessi vincitori gli arresti e le retate indiscriminate. - «La situazione non è ancora stabile e quindi fermiamo chiunque ci sembri sospetto e lo trasferiamo al consiglio militare» - spiegava ieri Fathi Shneibi , un comandante ribelle intervistato mentre arrestava 7 uomini e una donna in una strada della capitale.
Altrettanto imbarazzanti rischiano di rivelarsi i prolungati bombardamenti messi a segno dalla Nato. Soltanto ieri gli aerei dell’Alleanza hanno colpito un bunker nel cuore della Sirte dove si ritiene si nasconda Gheddafi, una colonna di 29 veicoli governativi ed una serie di altre postazioni intorno all’aeroporto di Tripoli. Ma quelle bombe sono ancora legittime? Finché c’era il Colonnello, finché vigeva lo spirito della risoluzione Onu quelle incursioni servivano ad impedire attacchi contro i civili delle zone in rivolta. Ma ora chi difendono? Cosa garantiscono? Il rais secondo le informative passate all’Eliseo dai servizi segreti francesi non è più a Tripoli, ma nella Sirte dove sta cercando di riorganizzare le milizie a lui fedeli. Assieme a lui sarebbe fuggito anche Abdelbaset al Megrahi, il responsabile della strage di Lockerbie, rilasciato due anni fa dalle prigioni scozzesi dopo un accordo segreto tra Londra e il rais che garantì alla compagnia petrolifera Bp ingenti commesse. L’ex detenuto, liberato dopo esser stato definito malato terminale da una commissione medica compiacente, è scomparso dalla casa di Tripoli dove risiedeva dopo il ritorno in patria. Per un mistero che si apre un altro se ne chiude. Stando ai documenti ritrovati nel bunker di Bab El Azizya Hana, la figlia adottiva uccisa, secondo la propaganda di regime, dalle bombe americane del 1986 sarebbe viva e vegeta.
La tesi di un Colonnello in fuga nella Sirte è stata confermata ieri anche dal nostro ministro degli Esteri Franco Frattini. «Il sospetto che Gheddafi si sia rifugiato a Sirte è fondato. Ci sono delle parti della Libia che non sono ancora sotto il controllo del nuovo governo tra queste c'è Sirte». Dunque quelle bombe puntano ad uccidere il Colonnello? Ad eliminarlo? Il segretario alla difesa inglese Liam Fox lo nega. «Il punto – dice alla Bbc – non è trovare lui, ma garantire che il regime non possa condurre una guerra contro il suo stesso popolo. Gli attacchi al bunker della Sirte servono a garantire che non esistano posti di comando alternativi». Liam Fox sarà anche sincero, ma in queste ore risulta difficile pensare ad un Gheddafi impegnato ad attaccare città e capisaldi ribelli. La lepre, braccata dai satelliti, dalle intelligence occidentali e da decine di migliaia di ribelli è soltanto lui, non certo i suoi nemici. Anche se i suoi proclami continuano a risuonare sarcastici e spavaldi Muhammar Gheddafi ha sicuramente altre preoccupazioni. Se veramente, come sostiene Parigi, s’è ritirato nella regione natale della Sirte deve cercar di fronteggiare le colonne ribelli che avanzano a tenaglia da Misurata a ovest e dal fronte orientale di Ben Jawal, al confine con la Cirenaica. Ma più pericolosi dei ribelli di Bengasi e Misurati, dimostratisi incapaci fin qui di lanciare offensive su vasta scala, sono i loro alleati occidentali. Alla guida di quelle colonne non vi sono più i comandanti locali, ma le forze speciali inglesi e francesi affiancate da uomini della Cia. Spetta a loro individuare i punti deboli dell’ultima Vandea gheddafiana. Spetta a loro chiudere, una volta per tutte, la partita.