A caccia di spacciatori con il video-telefonino

da Genova

All’inizio lo facevano in pochi, e sempre stando ben attenti a non affacciarsi alla finestra per non essere visti. Ora gli abitanti del centro storico di Genova non ce la fanno più a sopportare lo spaccio continuo sotto i loro davanzali e prendono coraggio. Si «armano» di qualsiasi cosa sia in grado di scattare fotografie e registrare filmati e si mettono in caccia. Dal balcone del terzo piano o da dietro la serranda del negozio riprendono le scene di quotidiana malavita e poi corrono in commissariato, a consegnare le prove. Pusher che incontrano i clienti, giovanissimi extracomunitari che portano ovunque le dosi, giovani tossicodipendenti che si preparano siringhe e spinelli. In pochi mesi i residenti hanno raccolto un dossier che neppure quelli della Scientifica hanno mai messo insieme. Hanno un vantaggio innegabile, che è quello di avere a disposizione punti di osservazione invidiabili come le loro case. Soprattutto passano inosservati anche agli occhi dei sospettosi spacciatori, perché vivono in quelle strade e le loro facce non rischiano di essere scambiate per quelle di agenti in borghese.
Ecco perché il materiale raccolto dai cittadini genovesi è servito, e molto, ai poliziotti del commissariato Prè. Nel corso dell’estate gli inquirenti hanno agito con maggior facilità, riuscendo ad arrestare 45 persone (22 solo ad agosto) e a denunciarne altre 40. Tutte o quasi, sono finite nei guai per problemi di droga. I numeri poi sono spietati e significativi: il 40 per cento degli arrestati era appena stato scarcerato grazie all’indulto, 8 su 10 sono extracomunitari.
Ma per i residenti del centro storico la soddisfazione va oltre la semplice notizia dell’arresto. Loro da anni vanno implorando un po’ di attenzione da parte delle autorità per una zona ormai invivibile, e stavolta tutti hanno avuto modo di vedere che le loro richieste non sono sterili lamentele, o le solite esagerazioni. Anche un sacerdote, il parroco della chiesa di San Sisto, aveva convinto il questore a vedere con i suoi occhi la reale situazione della zona.
Il mercato dello spaccio nella zona è in mano ai maghrebini, con una minoranza di sudamericani che vendono ai loro connazionali e qualche italiano. Ma per ogni pusher che finisce in galera, altri sono pronti a sostituirlo in questo angolo di territorio meta di numerosi tossicodipendenti in arrivo a Genova anche dai paesi dell'hinterland o dal Basso Piemonte.
In gran parte, spiega il dirigente del commissariato Prè, Evandro Clementucci, si tratta di eroina, ma anche cocaina e hashish, poi c'è il crack e tutte le varie novità che man mano arrivano sul mercato. La documentazione arrivata sulle scrivanie della polizia - spiega Clementucci - è utile per capire chi spaccia dove, i nuovi flussi delinquenziali, gli spazi di territorio che si aprono al mercato illegale della droga e quindi per pianificare gli interventi di contrasto.