La caccia al tesoro di Consorte porta a Torino

Da Montecarlo il denaro sarebbe stato trasferito in Svizzera e poi in Italia

Stefano Zurlo

da Milano

La caccia al tesoro dei signori di Unipol va avanti. E quotidianamente affiorano le tracce delle vorticose operazioni finanziarie condotte da Giovanni Consorte e Ivano Sacchetti.
La coppia avrebbe messo da parte almeno 50, forse 70 milioni di euro, parcheggiati presso due fiduciarie italiane. L’Espresso è andato a spulciare la documentazione relativa a due conti aperti lo stesso giorno di novembre 2001 alla Popolare di Lodi e ha trovato movimentazioni per 300 milioni.
Ora è Panorama ad aggiungere un altro tassello: secondo il settimanale, la Procura di Milano avrebbe acceso i riflettori su una fiduciaria torinese, la Gabriel, e su una banca svizzera, la Pictet & Cie.
A quanto pare, buona parte dei soldi nella disponibilità del duo Consorte-Sacchetti sarebbero custoditi proprio nei caveau della Gabriel che, attraverso una catena di società, fa capo alla famiglia dell’avvocato Franzo Grande Stevens. E a Torino sarebbero arrivati dai forzieri svizzeri della Pictet & Cie.
Per la cronaca l’anello di congiunzione fra queste realtà sarebbe rappresentato da Giovanni Viani, responsabile del comparto private equity della Pictet per l’Italia e membro del Consiglio di amministrazione della Gabriel.
Non basta, perché nel curriculum di Viani ci sarebbe un altro passaggio interessante per gli investigatori: Viani nel 1999 costituì un fondo lussemburghese finanziato dalla Popolare di Lodi per rastrellare azioni della Popolare di Crema. Insomma, un po’ alla volta viene ricostruita la ragnatela di rapporti che legano Gianpiero Fiorani, Giovanni Consorte e Chicco Gnutti, tutti indagati per associazione a delinquere.
E parallelamente emergono le tappe del tortuoso giro fatto dai capitali accumulati dalla coppia di vertice dell’Unipol. Infatti nemmeno la Svizzera, per quel che si sa, è il punto di partenza: Consorte e Sacchetti avevano alcuni conti a Montecarlo.
È a Montecarlo, per esempio, che l’ex agente di Borsa Bruno Bertagnoli bonificò nel 2002 più di 2 milioni di euro per la coppia Consorte Sacchetti su due conti della filiale monegasca dell’Unione delle Banche Svizzere.
Dunque, è possibile immaginare che le plusvalenze siano state accreditate a Montecarlo, poi inviate alle fiduciarie italiane, come la Gabriel, transitando prima in Svizzera. Gli avvocati di Consorte sono convinti di poter documentare la correttezza di tutte le manovre compiute e affermano che l’ex numero uno di Unipol non ha più conti all’estero dal maggio 2002.
Non solo: il fatto che i soldi non si siano volatilizzati ma anzi siano rintracciabili nelle fiduciarie italiane dimostrerebbe l’assoluta estraneità del mondo della politica al risiko del tandem Unipol.
La Procura sta verificando puntigliosamente le affermazioni di Consorte, interrogato alla fine di dicembre, i legali si preparano a consegnare ai magistrati una memoria difensiva.
Intanto il giudice per le indagini preliminari Clementina Forleo deciderà a breve se concedere gli arresti domiciliari a Fabio Massimo Conti, il gestore del fondo Victoria & Eagle detenuto a San Vittore dal 13 dicembre.