Caccia, vince la linea della Brambilla: governo animalista contro le Regioni

RomaGià ne parlano come della «svolta animalista» del governo. E la grande vincitrice è lei, Michela Vittoria Brambilla, ministro del Turismo che da sempre porta avanti la battaglia contro le doppiette.
Sì, perché al centro del contendere c’è la caccia: per la prima volta, l’esecutivo (abituato a lasciar correre su certe cose) impugna per sospetta incostituzionalità tre leggi regionali, quelle di Lombardia, Toscana e Liguria, ritenute in contrasto con la normativa nazionale o con quella europea.
Ad applaudire intervengono congiuntamente associazioni ambientaliste e animaliste di diverso colore politico: Animalisti italiani, Enpa, Fare Verde, Lac, Lav, Legambiente, Lipu e Wwf.
«Sono molto soddisfatta - gioisce la Brambilla - per il grande senso di responsabilità che il Consiglio ha dimostrato nella propria deliberazione, assunta a maggioranza, e per la sensibilità dimostrata verso la tutela dell’ambiente e della biodiversità». Il ministro ringrazia gli artefici dell’operazione, citandoli uno per uno.
La proposta è stata presentata dal ministro per i Rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto. Con lui si è schierato con decisione il titolare della Difesa Ignazio La Russa, grande sostenitore della Brambilla, oltre a quello della Cultura Sandro Bondi e anche al ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, che in passato ha avuto qualche attrito con la collega per questioni di competenze. Stavolta, però, avrebbe dichiarato: «Dobbiamo riconoscere al ministro Brambilla il diritto di essere contro la caccia».
Quasi una risposta al titolare dell’Agricoltura Giancarlo Galan, che in un movimentato Consiglio di fine ottobre aveva detto: «Non si è mai visto un ministro animalista. I cacciatori ci votano, mentre gli ambientalisti sono da sempre a sinistra». Proprio Galan idealmente guida il fronte venatorio, composto dai ministri leghisti Bossi, Calderoli e Maroni e dal titolare delle Infrastrutture, Altero Matteoli, che da buon «buttero» maremmano ama la caccia. Le polemiche con la Brambilla in queste settimane sono state accese, per ultimo sulla proposta di legge per impedire ai cacciatori l’ingresso nei fondi privati non recintati. Ma ieri a Palazzo Chigi la strada verso la «svolta animalista» era spianata.
A fine ottobre lo stesso premier Silvio Berlusconi ha dato pieno sostegno al ministro dai capelli rossi, difendendola non solo dagli attacchi delle lobby venatorie, ma anche dalle critiche dentro al Pdl anche europeo e alla maggioranza. Sono venuti poi gli attestati di solidarietà alla Brambilla, dopo l’intimidazione del pacco indirizzatole una settimana fa con una zampa di capra (a lei che di caprette ne possiede sette). E a pesare sulla bilancia ieri c’era anche la lista dei 16 morti e 41 feriti registrati dall’inizio della stagione venatoria (in due mesi e mezzo), in particolare la storia dell’ultima vittima: un cacciatore di funghi aretino.
Quanto alle tre leggi finite all’esame della Consulta, la titolare del Turismo sostiene che il governo ha dato «un segnale importante, che merita la massima attenzione», perché «troppo spesso i consigli regionali arrivano a violare platealmente le disposizioni della legge nazionale o le direttive europee, nonostante le numerose pronunce della Corte costituzionale e le procedure d’infrazione già aperte». In effetti, la Consulta ha già dichiarato illegittime le norme «dagli analoghi contenuti» di Toscana e Lombardia per la stagione venatoria 2009-2010, che autorizzano la cattura di alcune specie animali senza i presupposti e le condizioni stabiliti dalla direttiva comunitaria in materia e senza il parere dell’Ispra, «obbligatorio e vincolante per le Regioni». Per la legge della Liguria che consente la caccia della «la selvaggina migratoria fino a mezz’ora dopo il tramonto», c’è il precedente del 2005 quando l’Alta Corte ne bocciò una analoga di altra regione.