Cacciano il generale per salvare Visco. I leader della Cdl: è un golpe

L'alto ufficiale rifiuta di dimettersi e viene rimosso. Il viceministro rimette le deleghe sulla Guardia di Finanza affidate per il momento a Padoa-Schioppa. Speciale dice: <a href="/a.pic1?ID=182266"><strong><font color="#ff6600">&quot;Sono
un soldato, ho detto i no che dovevo
dire&quot;</font></strong></a>. <a href="/a.pic1?ID=182274"><strong>La Casa della Libertà insorge e denuncia: &quot;C’è un’emergenza democratica&quot;</strong></a><strong> </strong>. Prodi sorride e alza le spalle:<a href="/a.pic1?ID=182269"><strong>&quot;Perché è successo qualcosa?&quot;</strong></a><br />

Roma - Il governo Prodi prova ad essere salomonico. Vincenzo Visco perde la sua delega alla Guardia di finanza e Roberto Speciale il comando generale delle Fiamme gialle.
Due provvedimenti «contestuali», presi da un Consiglio dei ministri straordinario, che vogliono disinnescare il rischio di crisi dell’esecutivo, sempre più concreto con il dibattito in Senato sul caso Gdf-Unipol fissato per mercoledì, l’Italia dei valori che insisteva sul suo pericoloso ordine del giorno e la Cdl sul piede di battaglia con le sue mozioni.
Due provvedimenti «equilibrati e di buon senso per risolvere una situazione diventata insostenibile», riferisce il sottosegretario alla Presidenza Enrico Letta. Ma che servono anche a non scegliere tra le due versioni inconciliabili di Visco e Speciale sulla vicenda delle pressioni del viceministro, denunciate dal generale, per i trasferimenti degli ufficiali lombardi che lavoravano su Bnl-Unipol.
Dopo il vertice di maggioranza di prima mattina, in cui Antonio Di Pietro insiste sulla revoca della delega al numero due dell’Economia, Romano Prodi convoca la riunione di governo per il pomeriggio. Si è alla vigilia della parata militare del 2 giugno e i due protagonisti della storia, Visco e Speciale, avrebbero dovuto essere fianco a fianco sullo stesso palco ai Fori Imperiali. E invece no. Ci sarà il viceministro per l’Economia, che con una lettera a Tommaso Padoa-Schioppa e al premier ha «spontaneamente» rimesso la sua delega sulla Guardia di finanza nelle mani del ministro. Ma non ci sarà Speciale, sostituito in un battibaleno dall’attuale sottocapo di Stato maggiore della Difesa Cosimo D’Arrigo e destinato a entrare presto come consigliere nella Corte dei conti.
Quel termine pronunciato da Letta di fronte ai giornalisti, «spontaneamente», fa sorridere molti nella sala stampa di Palazzo Chigi. Si sa, infatti, che fino a poche ore prima il viceministro insisteva nel non voler fare assolutamente il passo indietro, aggrappandosi al suo dossier difensivo. E il termine non calza certo al generale Speciale che, secondo le indiscrezioni, fino all’ultimo ha rifiutato le dimissioni.
Ma il Consiglio dei ministri, taglia corto Letta, ha preso una decisione che «può dare serenità e operatività rapida rispetto al blocco di questi giorni» e che garantirà anche «maggior vigore al contrasto dell’evasione fiscale».
Che il primo obiettivo sia salvare il governo e ricompattare una maggioranza disgregata il sottosegretario lo conferma dicendo che Prodi ha ringraziato Visco «per questo gesto che sicuramente rasserena il clima in vista del dibattito parlamentare della prossima settimana al Senato». Ma sarà temporanea la revoca della delega al viceministro? Qui Letta non si sbilancia. Dice che la decisione è legata a «come si svilupperanno gli avvenimenti».
Sono le 18 e la questione, per ora, è chiusa. Anche se la polemica dell’opposizione monta. Il premier e i ministri scemano da Palazzo Chigi, diretti verso il Quirinale dove si tiene il tradizionale ricevimento per la festa della Repubblica del 2 giugno. Nei giardini c’è anche Visco, in piedi tra il ministro della Famiglia Rosy Bindi e l’esponente della Margherita Lapo Pistelli. Sa di essere al centro dell’attenzione, in questo momento. «No, proprio qui al Quirinale no», risponde a chi gli chiede una reazione a caldo. Ma fa un cenno affermativo alla domanda se quella di rimettere la sua delega è stata una soluzione «condivisa». Si avvicinano molti della maggioranza per un saluto particolare vista la situazione, tra di loro il leader dei Ds Piero Fassino, il sindaco di Roma Walter Veltroni, il leader della Cgil Guglielmo Epifani. Il viceministro all’Economia è tra i primi a salutare il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, al suo arrivo. Una stretta di mano ufficiale e subito dopo un sorridente Prodi, entrato con il capo dello Stato, gli poggia una mano sulla spalla e gli prende il braccio in un gesto evidente di solidarietà. Con una stretta di spalle sembra dire: «Non c’era altro da fare, era l’unica soluzione possibile».