CACCIAPAGLIA e BATTIATO Due amici in scena e cover finale a sorpresa

Stasera agli Arcimboldi i musicisti si divideranno il palco, presentando il nuovo album «Quarto tempo»

Anche lui è un pianista creativo, uno di quelli che vanno tanto di moda adesso, ma la sua storia parte da molto lontano. Roberto Cacciapaglia già negli anni Settanta ha pubblicato Sei note in logica, partitura per voci, orchestra e computer. Poi una lunga militanza nello sperimentalismo di culto, passando dalle collaborazioni col guru dell’avanguardia Terry Riley a quelle con Alice e Gianna Nannini, dalle opere agli album di piano solo alle avventure con Franco Battiato.
Per questo stasera, al Teatro degli Arcimboldi - per la rassegna «MiTo» - Cacciapaglia e Battiato saliranno sul palco uno dopo l’altro. Cacciapaglia, accompagnato dalla Royal Philharmonic Orchestra, proporrà pagine del suo nuovissimo album Quarto tempo.
Un album minimale, musicalissimo e complesso, fatto di 12 brani separati ma omogenei che praticamente formano una suite. «Viaggiano su un filo molto preciso - sottolinea Cacciapaglia - sono l’uno figlio dell’altro perchè viaggiano oltre i confini del tempo».
Come definisce la sua musica?
«Non ha definizione perché i suoni vanno oltre qualunque parola e si esprimono attraverso l’emozione. Quarto tempo è come un mandala, puro ed essenziale».
Anche nei dischi precedenti parla molto di filosofia indiana, religione, spiritualità...
«I diversi mondi spirituali mi aiutano a toccare la profondità della musica, a lanciare i messaggi nascosti nelle mie composizioni che sono rivolte a tutti».
Non è proprio per tutti la sua musica, anzi...
«Nel dopoguerra la musica colta ha sempre puntato sul lato intellettuale lasciando da parte quello emozionale: in questo modo cerco un contatto con l’ascoltatore».
Oggi c’è il boom del piano solo, cosa ne pensa?
«Fa bene all’arte, perché ultimamente siamo abituati ai suoni colti e sperimentali chiusi nella loro torre di avorio e al rock che si butta sempre più sulla superficialità».
Il rock non le dice niente.
«Sono diplomato al Conservatorio ma amo il rock. Non amo le etichette; se mi chiedete chi sono i più grandi musicisti del mondo dico, senza differenze, Bach, Haendel, Jimi Hendrix, Pergolesi. Siamo nell’era postclassica, il punto di riferimento non è più la tradizione colta europea».
Cioè?
«La musica non corre più su un nastro registrato ma su un hard disk, quindi le nostre influenze vanno dai suoni primordiali all’avanguardia. Per questo utilizzo l’orchestra e l’elettronica».
Battiato lo considera un maestro?
«Certo, è geniale nell’arte e nella vita. Abbiamo fatto molte cose insieme come il suo album Pollution. Stasera suoneremo separati ma in totale sintonia».
Cosa vi unisce in particolare?
«L’interesse per l’evoluzione».
Roberto Cacciapaglia, Franco Battiato e l’Orchestra da Camera Milano classica
teatro degli Arcimboldi ore 21
ingresso 20/30 euro