Cacciapaglia un puro al pianoforte

Antonio Lodetti

La Triennale di Milano. Martedì scorso. Ore 16. Un centinaio di persone per un concerto difficile come quello di Roberto Cacciapaglia sono l’equivalente di uno stadio stracolmo per una rockstar di grido. Cacciapaglia, diplomato in composizione con studi di direzione d’orchestra e musica elettronica, da tempo incrocia musica classica e sperimentazione, musica sacra e new age, come testimonia il suo nuovissimo album Incontri con l’anima. Alla Triennale, per un pubblico di amatori, ha proposto in prima esecuzione assoluta Ad vitam, raccolta di suoi brani dedicati a Pier Paolo Pasolini nel trentesimo anniversario della morte. Accompagnato da Christian Alati agli effetti elettronici (assolutamente discreti e mai invadenti) Cacciapaglia ha portato il suo pianoforte lungo le strade di un assorto minimalismo giocando con l’armonia, scarnificando al massimo le melodie, alternando nuovi brani come Vita nuova, Sarabanda e Il salto dell’angelo a composizioni tratte dal cd Tempus fugit come Il ragazzo che sognava aeroplani. Senza nulla concedere al virtuosismo fine a se stesso o alla spettacolarità, a costo di apparire monotematico e un po’ ripetitivo, suona in raccoglimento, più per se stesso che per il pubblico, il suo personale omaggio a Pasolini. Sulle orme di Ludovico Einaudi (anche se meno eclettico) Cacciapaglia è artista puro che crede ancora nella ricerca, nell’introspezione, nel suono come emozione. Per questo è destinato a un pubblico (e alle sale da concerto) di nicchia.